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Un risarcimento di appena il 15% della somma investita è la misera restituzione di cui vorrebbero farsi promotrici le società di rivendita dei diamanti nell’ambito della maxi-truffa scoperta nel 2016.

Un rimborso magrissimo, proposto anche ai VIP raggirati da questi sedicenti millantatori – perché in altro modo non possono essere definiti – che hanno truffato migliaia di risparmiatori e piccoli investitori facendo credere loro (e mostrando dati falsati a sostegno di questa tesi) che il mercato dei diamanti fosse un settore in crescita e che ci sarebbero stati cospicui guadagni da investimenti in questo campo.

Nascondendo invece la verità opposta, ossia che si tratta di un ambito in forte contrazione negli ultimi anni, i cui ricavi non riescono a compensare gli investimenti effettuati a monte per la raffinazione della materia grezza e le cui quotazioni stanno via via scendendo.

Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Monte dei Paschi sotto accusa per la truffa ai propri clienti

Ad essersi resi responsabili del raggiro non sono soltanto i dipendenti e i dirigenti delle società DPI (Diamond Private Investment) di Roma e IDB (Intermarket Diamond Business) di Milano, ma anche i mediatori che hanno fatto da tramite con i clienti, attraendoli, coinvolgendoli e convincendoli ad investire in diamanti.

Mostrando dati fasulli che indicavano possibilità di guadagno superiori rispetto ai Titoli di Stato, i dipendenti delle banche riuscivano ad attirare l’attenzione dei propri clienti desiderosi di aumentare (anche di poco) il proprio capitale.

A far luce sulla vicenda ci hanno pensato in primis la Procura di Milano, che ha disposto le basi per accordarsi sul rimborso ai truffati, in cooperazione con le varie Procure sparse sul territorio e a cui afferiscono i clienti raggirati.