La macchina fiscale sta lavorando a ritmo incessante per poter stanare una delle più gravi problematiche socio-economiche che ormai da troppi anni affligge il nostro Paese: l’evasione fiscale.

Per poterlo fare in maniera adeguata, però, è necessario adoperare gli strumenti adatti. E fino ad ora, quelli impiegati non si sono rivelati tali, tanto da indurre l’Agenzia delle Entrate a dismetterli. Parliamo, ad esempio, del Redditometro, rimasto in vigore fino a dicembre dell’anno scorso, prima che venisse definitivamente ritenuto inadeguato nel perseguire questo obiettivo a seguito dell’approvazione del Decreto Dignità.

Per questo motivo, si è reso indispensabile introdurre un nuovo algoritmo che potesse sopperire a queste esigenze. E questo strumento è incarnato dall’Evasometro.

Nuovi controlli del Fisco sui conti correnti: si partirà dai maggiori istituti bancari

Il nuovo algoritmo implementato dall’Agenzia delle Entrate in realtà non è un’assoluta novità. Se ne parla infatti dal 2012, quando fu il Governo Monti ad introdurlo con il nome di Risparmiometro ma messo in funzione solo adesso dopo diversi anni di sperimentazioni e miglioramenti.

L’Evasometro/Risparmiometro, dunque, andrà a valutare la congruenza tra i redditi dichiarati e i depositi di denaro, in qualsiasi forma. Che si tratti di ammontare sui conti correnti o investimenti, libretti di risparmio o qualunque altra modalità di detenzione del denaro, l’Evasometro valuterà la corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto detenuto.

Laddove il Fisco dovesse individuare, tra questi due valori, una discrepanza superiore al 20%, si partirà con i controlli più approfonditi in cui sarà lo stesso contribuente a dover fornire spiegazione – dati alla mano – di tale incongruenza.

I controlli partiranno dall’anno d’imposta 2014 per poi proseguire con gli anni successivi, e si analizzeranno per primi i conti afferenti ai maggiori istituti bancari del Paese (Unicredit, Intesa Sanpaolo e BNL), procedendo poi sui minori.