All’inizio del prossimo anno, il 5G sarà finalmente attivato anche per gli utenti privati. Si tratta di un’introduzione molto attesa da tempo, dato che le aspettative sulle potenzialità del nuovo standard sono elevatissime. E non potrebbe essere altrimenti, d’altronde, data l’enorme quantità di cambiamenti che questa rete apporterà a moltissimi settori, sia per i cittadini privati sia per le industrie nonché per intere città.

D’altra parte, per lasciar spazio al futuro della connettività sarà necessario rivedere profondamente la gestione delle risorse a disposizione, come è già avvenuto in passato per Tim, Wind, Tre e Vodafone. I nostri operatori, in linea con i trend europei, stanno pensando quindi di fare un passo molto importante, che determinerà l’addio ad una pietra miliare della connettività odierna: il 3G.

3G: perché la connessione rischia di essere spenta?

Gli investimenti per il 5G hanno infatti impiegato oltre 6,5 miliardi complessivamente, versati in diverse quote da parte degli operatori citati prima, che sono risultati vincitori dell’asta per le frequenze della nuova connessione veloce.

Una quantità di denaro che non risulta certo indifferente alle tasche dei gestori, che sperano di recuperare il prima possibile le somme profuse, con varie strategie.

Una di queste sarà sicuramente l’aumento dei costi per i bundle che supportino il 5G, come abbiamo già discusso in precedenza. Un’altra forma di risparmio, invece, potrebbe appunto essere la chiusura dei battenti di una tecnologia che a breve diverrà definitivamente obsoleta, per lasciare spazio ai nuovi standard di connessione mobile.

Certo, prima di arrivarci bisognerà attuare una maggior radicalizzazione della rete 4G, cosa che fino ad ora non si è verificata ovunque. In questo modo, si consentirebbe di spegnere il 3G senza lasciare aree scoperte. Diverso è il discorso per il 2G, che sarà fondamentale come supporto alla rete che verrà finalmente attivata anche per i privati all’inizio del 2020.