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Si dovrà attendere ancora affinché i clienti defraudati nell’ambito della “truffa dei diamanti” possano avere giustizia e vedersi riconosciuto il rimborso che spetta loro da parte delle banche.

Questa inchiesta, iniziata grazie ad alcuni controlli effettuati dall’Antitrust e portati avanti poi da un’indagine della Procura di Milano, ha scoperchiato un vaso di Pandora, portando alla luce una frode che ha raggirato oltre 19.000 risparmiatori. E’ questo il termine corretto per definirli, perché la maggior parte degli investitori truffati corrisponde a piccoli risparmiatori, spesso deprivati di quel po’ di denaro messo da parte, e utilizzato – senza sapere della truffa – per ricavare un utile sicuro e garantito grazie ai diamanti.

Queste pietre, infatti, venivano presentate come un investimento assolutamente privo di rischi, che anzi poteva produrre utili più di qualsiasi titolo di Stato, con percentuali variabili che partivano dal 3-4% annuo garantito.

Truffa dei diamanti: quotazioni gonfiate e domande di risarcimento

In realtà, queste quotazioni erano pesantemente gonfiate rispetto alle percentuali dei mercati mondiali, ma i consulenti finanziari non hanno mai informato i clienti con cui interagivano, convincendoli invece a investire sulla base delle quotazioni fasulle da loro presentate.

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L’inganno consisteva proprio in questo, ed è stato ideato e messo in atto da due società di rivendita dei diamanti, la IDB e la DPI, rendendo complici proprio le banche, il cui obiettivo invece dovrebbe essere teoricamente salvaguardare l’interesse dei propri clienti. Unicredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Banca Aletti sono i nomi dei cinque istituti di credito coinvolti nella vicenda, e già avviati al sequestro preventivo di 700 milioni per poter iniziare, almeno in parte, le procedure di rimborso.

Al momento, però, data l’altissima quantità di richieste di risarcimento pervenute, la Procura di Milano ha rinviato l’udienza in cui si esprimerà in merito, posticipandola al 21 ottobre 2019. Nelle prossime settimane, per chi ancora non avesse provveduto, sarà possibile inviare la domanda di rimborso o restituzione del bene (che molti clienti hanno lasciato in custodia alle stesse società di rivendita).