Siamo nel 2019, ma il tasso di evasione fiscale presente in Italia è ancora estremamente alto. Basti pensare che, secondo un recente studio, gli italiani prediligono sistemazioni a nero per le vacanze estive. In base a quanto stimato, ben due case vacanza su tre risulterebbero affittate senza dichiarare il tutto e versare i corrispondenti contributi allo Stato.

Ma non si tratta solo del periodo estivo: per quanto si cerchi di arginare il fenomeno, appare lampante che servano delle politiche diverse per frenare l’evasione fiscale. E sembrerebbe che i ministeri stiano comprendendo quest’urgenza, dal momento che sono partiti i controlli sui conti correnti tramite un nuovo algoritmo elaborato dagli esperti.

Questo “Grande Fratello fiscale”, come molti lo definiscono, prende il nome di Risparmiometro, neologismo per indicare uno strumento atto a valutare se entrate e uscite risultano bilanciate.

Alla base dell’evasione, infatti, vi è una rilevabile discrepanza tra la quantità di soldi guadagnati (in base a quanto ufficialmente espresso) e i redditi dichiarati. Il meccanismo si basa sul controllo dei movimenti del conto corrente di ciascun contribuente, che le banche sono tenute a comunicare al Fisco da quando è stata istituita l’Anagrafe tributaria. Grazie a questo database, la Guardia di Finanza può tenere sotto controllo oltre 670 milioni di  rapporti finanziari di vario genere.

Risparmiometro in azione: ecco come funziona

Dallo scorso 21 luglio il Risparmiometro è ufficialmente entrato in funzione. In sostanza, il monitoraggio avviene su tutti i conti, ma si operano ulteriori indagini laddove il gap fra entrate e uscite superi il 20%.

I controlli sono partiti dai maggiori istituti di credito, ossia Unicredit, BNL e Intesa Sanpaolo, per poi estendersi a tutte le altre banche, fisiche o virtuali che siano.