La bellissima Repubblica Coreana vacilla sotto il peso delle accuse del suo colosso Samsung
La bellissima Repubblica Coreana vacilla sotto il peso delle accuse del suo colosso Samsung

L’anno scorso, Jay Y. Lee ha riacquistato il controllo di Samsung dopo un periodo di 24 mesi di detenzione. Tuttavia, l’alto dirigente dell’azienda con sede a Seoul si è recentemente trovato nuovamente coinvolto in grane legali, testimoniando nelle ultime ore nel processo riguardante la massiccia fusione tra Samsung e Cheil Industries avvenuta nel 2015, con un valore complessivo di otto miliardi di dollari.

Secondo quanto riportato da Reuters, l’esito di questo processo è di cruciale importanza per Samsung: se si dovessero confermare irregolarità nel comportamento dell’azienda, questa potrebbe affrontare pesanti multe, mentre Jay Y. Lee rischierebbe fino a cinque anni di reclusione per i reati di frode e manipolazione delle azioni della gigante di Suwon.

La sentenza finale è prevista per il 26 gennaio, ma l’ultima udienza del processo si è tenuta venerdì 17 novembre. Jay Y. Lee è stato uno degli ultimi testimoni a comparire di fronte ai giudici, respingendo tutte le accuse e negando di aver commesso qualsiasi illecito durante la sua gestione dell’azienda, che ha coperto il periodo dal 2009 al 2017 e poi nuovamente da metà 2022 fino ad oggi.

Nel corso del processo, gli avvocati dell’accusa hanno contestato a Jay Y. Lee e ad altri dirigenti di Samsung la violazione del Capital Markets Act della Corea del Sud: si sostiene che gli esecutivi abbiano manipolato il valore azionario di Samsung per agevolare la fusione con Cheil Industries, consolidando ulteriormente il controllo del mercato hi-tech coreano nelle mani di Samsung.

 

Crisi legale in casa Samsung: Il rischio di multe e prigione sopra Jay Y. Lee

Attualmente, Jay Y. Lee rischia fino a cinque anni di prigione, a condizione che le accuse siano confermate dai giudici di Seoul. Secondo l’accusa, “Jay Y. Lee ha minato le fondamenta del mercato finanziario per facilitare la sua ascesa come leader di Samsung. Ha abusato dell’autorità conferitagli dall’azienda e dagli azionisti, sfruttando la disparità informativa tra dirigenti e investitori per il proprio interesse personale e quello degli altri dirigenti”.

D’altra parte, Lee ha respinto tutte le accuse, dichiarando: “Durante la fusione con Cheil Industries, non ho mai considerato il mio interesse personale. Io e gli altri imputati eravamo fermamente convinti che la fusione avrebbe beneficiato entrambe le aziende. Credevo che le pratiche adottate avrebbero risposto alle richieste sociali di una governance più trasparente e semplificata”.

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