banche-diamanti

Nuovi sviluppi sulla maxi-truffa dei diamanti, un incubo che sembra non avere fine per i risparmiatori che vi hanno investito.

Oltre mezzo milione di euro guadagnato dalle società di rivendita del bene e dagli istituti bancari Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Monte dei Paschi e Banca Aletti, che sono riusciti a fare da tramite nell’acquisto dei diamanti e vi hanno lucrato un bel po’.

Le società in questione sono DPI (Diamond Private Investment di Roma) e IDB (Intermarket Diamond Business di Milano), le quali avevano ideato una truffa per far apparire i diamanti un ottimo investimento agli occhi dei clienti, gonfiandone le quotazioni per convincere i piccoli investitori all’acquisto.

Truffa dei diamanti, un raggiro scoperto nel 2016 ma che ancora non può trovare conclusione

Ad indagare sul fatto ci hanno pensato le varie Procure territoriali dei clienti lesi da questa pratica scorretta. A gestire le operazioni, però, è stata messa la Procura di Milano, la quale si è dovuta esprimere negli scorsi mesi per condannare le parti in causa che hanno prodotto la truffa.

Attualmente, però, le condizioni di risarcimento apparirebbero davvero misere: a seguito del fallimento delle società di rivendita, è stato proposto (soprattutto ai VIP rimasti vittima della truffa, tra cui Vasco Rossi) un rimborso pari al 15% della somma investita e ritenuta il valore reale dei diamanti – quando in realtà erano estremamente sovrapprezzati proprio per intascare facili guadagni.

Non erano soltanto le società di rivendita a metter mano sul bottino, ma anche gli stessi istituti bancari, che si erano posti come tramite nella stipula del contratto e che avevano attratto i clienti interessati ad acquistare i diamanti. Oltre a rimpolpare i bilanci delle banche, questo denaro confluiva in bonus e regali agli esecutori materiali delle operazioni, ossia proprio quei consulenti bancari che avrebbero dovuto indirizzare i clienti verso la scelta più adeguata e che invece li hanno resi vittima della maxi-truffa.