La macchina della Finanza non si arresta mai, specie in ottica di arginare quanto più possibile fenomeni fin troppo presenti nel nostro Bel Paese, come l’evasione fiscale.

Si stima infatti che ci siano ancora tassi troppo alti di evasione: un recente bilancio, effettuato sulla base dei dati raccolti riguardo le residenze estive, ha rilevato che almeno una casa vacanza su tre fosse affittata a nero. A dimostrazione che, in qualunque ambito ci si muova – che si tratti di lavoro nero o altre tasse non corrisposte – il fenomeno è ancora ben radicato.

In questo auspicabile e auspicato cambio di rotta, però, essenziali sono gli strumenti messi in moto dalla macchina statale per monitorare la situazione. Nel momento in cui questi venissero a mancare, pertanto, si dovrebbero fronteggiare dei possibili aumenti dell’evasione e di altri illeciti.

E’ quello che, presumibilmente, sta accadendo da qualche mese a questa parte dopo che il fiore all’occhiello del Fisco, il cosiddetto Redditometro, è stato messo in pausa.

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Stop al Redditometro, rischio di un’evasione fiscale aumentata

A seguito dell’approvazione del Decreto Dignità, a fine 2018, il Redditometro (o Risparmiometro secondo altri) si è rivelato inadeguato a valutare la situazione economica delle famiglie italiane, alla luce delle modifiche introdotte dal decreto.

Lo strumento in questione, infatti, andava a valutare la possibile discrepanza tra redditi in entrata dichiarati e uscite in termini di spese, soprattutto investimenti di un certo calibro (automobili, proprietà di vario genere). Laddove tra i due si fosse riscontrata una discrepanza superiore al 20%, sarebbero partiti dei controlli più approfonditi.

Al momento, però, il Redditometro risulta in pausa. Si spera che possa essere adeguato il più in fretta possibile alle nuove esigenze, per continuare a fronteggiare l’evasione con un valido supporto.