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Cambio di rotta della scienza sulle dimensioni nei mammiferi

scritto da Margherita Zichella 18/03/2024 0 commenti 1 Minuti lettura
Le radici della convinzione di Darwin sulle differenze di dimensioni tra i sessi nei mammiferi e le scoperte moderne
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Le radici della convinzione di Darwin sulle differenze di dimensioni tra i sessi nei mammiferi e le scoperte moderne

Le radici della convinzione di Darwin sulle differenze di dimensioni tra i sessi nei mammiferi e le scoperte moderne

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Charles Darwin, nel suo trattato del 1871 “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale”, sosteneva che i maschi tendono ad essere più forti e grandi delle femmine nel regno animale. Una ricerca recente ha messo in discussione questa convinzione, analizzando la stazza dei mammiferi e dimostrando che non vi è una regola generale in merito.

 

Il mito del maschio dominante

Il nuovo studio, pubblicato su Nature Communications e condotto da Kaia J. Tombak della Princeton University, ha esaminato le dimensioni di maschi e femmine in diverse specie di mammiferi. Mentre Darwin e altri studiosi del XIX secolo osservavano una tendenza verso maschi più grandi, i risultati attuali mostrano una maggiore variazione.

Utilizzando un campione di 429 specie di mammiferi, il team di ricerca ha scoperto che solo nel 45% dei casi i maschi erano effettivamente più grandi delle femmine. Nel 39% dei casi, le dimensioni erano sostanzialmente uguali, mentre nel 16% delle specie le femmine superavano in stazza i maschi. Questi risultati suggeriscono che la differenza di dimensioni tra i sessi non sia una costante tra i mammiferi.

Il gruppo di ricerca ha notato che il dimorfismo sessuale, ossia la differenza di dimensioni tra maschi e femmine, variava notevolmente tra le specie. Ad esempio, tra i carnivori, gli ungulati e alcune specie di primati, i maschi tendevano ad essere più grandi, suggerendo una possibile correlazione tra dimensioni e comportamento competitivo per il corteggiamento.

 

Un viaggio nell’universo mammiferi

Nei roditori e nei pipistrelli, le dimensioni tra i sessi erano più equilibrate o addirittura invertite, con le femmine talvolta più grandi dei maschi. Queste differenze possono essere attribuite alla varietà di fattori ecologici e comportamentali che influenzano l’evoluzione delle dimensioni corporee nelle diverse specie di mammiferi.

Il nuovo studio ha anche riportato ricerche precedenti che mettevano in dubbio la convinzione sulle dimensioni dei maschi, citando il lavoro della biologa Katherine Ralls degli anni ’70. Ralls suggeriva che le femmine potrebbero essere più grandi in alcune specie per aumentare la probabilità di sopravvivenza dei loro discendenti, ma questa ipotesi rimane al momento non confermata.

Sebbene lo studio abbia suscitato interesse nella comunità scientifica, alcuni esperti sottolineano che è necessario condurre ulteriori ricerche su un campione più ampio di specie di mammiferi per confermare questi risultati. Questo lavoro contribuisce comunque ad una migliore comprensione della diversità e delle somiglianze tra le specie di mammiferi e del loro ruolo nell’ecosistema globale.

biologiaevoluzionescienza
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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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