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L’addio ai reCAPTCHA di Google, cosa cambierà dal 1° aprile?

scritto da Margherita Zichella 04/02/2024 0 commenti 1 Minuti lettura
Il nuovo piano a pagamento di reCAPTCHA e come soddisfa le necessità delle aziende
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Come soddisfa le necessità delle aziende il nuovo piano a pagamento di reCAPTCHA

Come soddisfa le necessità delle aziende il nuovo piano a pagamento di reCAPTCHA

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Il comune incontro con i reCAPTCHA di Google, quei test che richiedono agli utenti di cliccare su una casella per dimostrare di non essere un bot, è un’esperienza familiare per molti. Questo servizio è stato progettato per proteggere i siti web da un eccessivo numero di richieste, distinguendo tra azioni umane e automazioni. Ma ciò potrebbe presto cambiare, poiché Google ha annunciato importanti modifiche ai termini di utilizzo del servizio a partire dal 1° aprile 2024.

 

Dietro le quinte di reCAPTCHA

Fino a questo momento, gli utenti potevano beneficiare gratuitamente del servizio reCAPTCHA per filtrare fino a 1 milione di accessi al mese. Il nuovo aggiornamento invece ridurrà drasticamente questo limite a soli 10.000 utilizzi al mese, rappresentando una diminuzione del 90% rispetto alle possibilità precedenti. Questo cambiamento prevede inevitabilmente un calo significativo nell’uso di reCAPTCHA, poiché molti siti web potrebbero superare facilmente il nuovo tetto mensile.

Per coloro che desiderano superare questo limite ridotto, Google offre la possibilità di pagare per ulteriori utilizzi. Il costo varia a seconda del piano scelto, partendo da 8$ al mese per 100.000 utilizzi nel piano base. Ad esempio, il servizio reCAPTCHA Enterprise richiede 1 dollaro per ogni 1.000 utilizzi oltre i primi 10.000 al mese. Questo nuovo modello di pagamento solleva inevitabilmente la questione se gli utenti saranno disposti ad accollarsi questa spesa mensile, specialmente considerando che prima potevano usufruire del servizio gratuitamente.

 

Le lezioni del passato

Non è la prima volta che un servizio online introduce modifiche sostanziali ai suoi termini di utilizzo. In passato, piattaforme come Bitly e Dropbox hanno affrontato situazioni simili. Questi cambiamenti spesso generano una ricerca diffusa di alternative, poiché gli utenti cercano soluzioni più convenienti o gratuite. L’annuncio di Google solleva dunque la domanda su quale sarà il futuro dei servizi di verifica di identità online e quanto gli utenti saranno disposti a investire nella protezione dei loro siti web. La velocità con cui la tecnologia evolve porta inevitabilmente a sfide e adattamenti continui per mantenere un equilibrio tra sicurezza e accessibilità.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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