instagramQuando pensiamo alla sequela di giganti informatici posseduti da Facebook non possiamo non pensare a Instagram. Sarebbe ingenuo non pensare che un’azienda del calibro della suddetta non utilizzi tutta la potenza dei mezzi tecnologici a sua disposizione per massimizzare le proprie prestazioni.

Questa volta il colosso è però accusato da un report di AlgorithmWatch, in collaborazione con la European Data Journalism Network; l’accusa è di pratiche tecnicamente scorrette nella fase di training degli algoritmi di computer vision; gli algoritmi che viengono utilizzati per categorizzare i contenuti dei post che la piattaforma sponsorizza.

Lo studio su feed di Instagram

 

In breve lo “studio” ha analizzato i post che Instagram mette in cima al feed degli utenti; in questo caso dei volontari che per participare hanno installato un add-on per browser creato ad hoc per aprire il social in una nuova scheda per controllare come già detto i post ritenuti più affini agli interessi dello specifico account.

Tali preferenze però non sarebbero derivate semplicemente dai dati ricavati dalle precedenti interazioni, come ricerche o “mi piace”; a quanto traspare dal brevetto della società nel 2015 “l’engagement” può risultare molto incisivo nella scelta dei post da mostare per primi. In oltre la priorità è calcolata in base alle interazioni della totalità degli utenti del social network. Di conseguenza l’abbondante presenza di foto di donne in, diciamo cosi, abbiti piuttosto succinti, e il conseguente flusso di ricerche che ne consegue porta ad una maggiore diffusione tra le bacheche di tutti gli utenti dei su detti post.