Risultano cinque gli istituti di credito coinvolti nella maxi truffa ai danni dei risparmiatori. La frode, che ha avuto luogo nel quinquennio 2012-2016, è stata scoperta a seguito di alcuni controlli da parte dell’Antitrust, che di fatto hanno portato la Procura di Milano all’apertura di un’indagine. A seguito della quale, peraltro, sono stati preventivamente sequestrati 700 milioni dai soggetti coinvolti.

Il raggiro, passato alle cronache come “la Truffa dei diamanti”, ha visto Unicredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi collaborare con due società di rivendita di questo bene – la IDB e la DPI – al fine di convincere i propri clienti ad investire in questo mercato.

Come le banche hanno sottratto ai clienti centinaia di milioni

Inizialmente, le due società dovevano soltanto esporre materiale pubblicitario all’interno delle filiali delle banche. In tal modo, l’utenza sarebbe stata informata della possibilità di investire in questo bene.

In realtà, le banche fungevano da intermediari nella vendita ai clienti. I diamanti erano presentati come “bene rifugio“, che garantiva un guadagno duraturo nel tempo e sicuro, tanto da raggiungere anche il 3-4% annuo, profitto di molto superiore a qualsiasi titolo di Stato.

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Queste percentuali, però, erano di molto gonfiate rispetto al valore reale del bene, che si aggirava attorno al 30-50% del prezzo a cui erano stati acquistati dagli investitori. Le banche ottenevano anche una percentuale dai numerosi adempimenti burocratici – certificazioni etiche e gemmologiche, assicurazioni sul bene – necessari per rendere effettiva la vendita.

Al momento la Procura di Milano sta ricevendo ancora domande di restituzione dei diamanti o di rimborso, che al momento hanno raggiunto quota 19.000. Data la gran quantità di richieste pervenute, si è ritenuto indispensabile rinviare l’udienza al 21 ottobre 2019, data in cui si sapranno con certezza le domande accolte e le disposizioni per i risarcimenti.