pornografia
Qual è il legame tra pornografia e tecnologia dai VHS ad internet

Può apparire strano, ma tecnologia e pornografia hanno molto in comune. Lo ha sostenuto senza alcun dubbio da Kaveh Waddell sulla rivista The Atlantic. Ed ha fornito alcune spiegazioni davvero interessanti.


L’aspetto forse più evidente è stata la presenza costante e ben supportata di dispositivi di ultima generazione al Ces di Las Vegas dove, oltre ad una sostenuta presenza maschile nei vari settori, era stato previsto uno spazio interamente dedicato proprio alla pornografia. La ragione, probabilmente, sta nel fatto che oggi sono in produzione televisioni cosiddette “smart”, dotata di maxi schermi in grado di rendere reale l’esperienza di un video. In questo caso, pornografico.

Ma c’è da dire che, sempre a Las Vegas, era stato organizzato un intero salone dedicato ai “video per adulti”. Erano gli anni ‘90, ma pare non molto sia cambiato oggi, visto che la pornografia e i suoi partecipanti non amano più “nascondersi”.

Poi ci fu l’avvento della tecnologia più sofisticata. Pensiamo ai videoregistratori. Sempre secondo Waddell, questa non sarebbe mai decollata senza l’industria del porno. “L’influenza del porno sulla tecnologia si manifestò con il videoregistratore, Prima che il videoregistratore facesse la sua comparsa nei salotti delle case, guardare un film per adulti voleva dire doversi infilare di nascosto in sale cinematografiche di dubbia reputazione”.

Poi giunse la TV via cavo. Questa permetteva di seguire contenuti per così dire più “audaci”. E ciò spingeva le persone a pagare, in alcuni casi, persino un abbinamento. Si creò, in tal modo, la prima ondata di “nuovi” utenti. Che, ovviamente, avrebbe poi finito per chieder tecnologie ancor più nuove, più sofisticate e facili da usare. I primi utenti, dunque, diventarono “pubblico”.

La privacy

I principali consumatori di contenuti per adulti – ovvero i maschi giovani – di solito sono più disposti a sobbarcarsi i costi e i rischi legati all’uso di una nuova tecnologia”, si legge ancora sull’articolo di The Atlantic. “Se scommettono sulla tecnologia sbagliata, le apparecchiature appena comprate possono rapidamente trasformarsi in ammassi costosi di plastica e metallo”.
E c’è da dire che l’industria pornografica non apporta nulla di nuovo, ma si avvale delle innovazioni già esistenti. La spiegazione potrebbe essere che, quando queste tecnologie “raggiungono il grande pubblico, possono diventare meno aperte ai contenuti per adulti, e lo stigma sociale associato al porno attira progressivamente i consumatori verso tecnologie ancora più nuove e in genere poco collaudate, che garantiscono una maggior privacy”.

Oggi non si ha una previsione di quello che in futuro possa introdurre l’industria pornografica. Ma è certo che, al momento, c’è Internet. È questo il luogo nascosto dove nessuno è tenuto a sapere cosa facciamo. Forse si tratta di un modus vivendi più alienante, ma quel che è certo è che qui la privacy è più evidente. “Le prime bacheche virtuali e i primi forum online hanno permesso alle persone di condividere contenuti erotici prodotti dagli utenti, pur mantenendo la distanza e l’anonimato. Per una volta, quindi, non era un’azienda pornografica ad attirare il pubblico verso una piattaforma promettendo divertimento spinto: era il pubblico a crearlo e condividerlo in prima persona”.

Cosa ci sarà domani? C’è chi si aspetta orde di robot del sesso. Ma questa è un’altra storia.