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I robot potrebbero far schizzare il tasso di disoccupazione al 50%

I robot, entro il 2045, potrebbero essere impiegati per una gran parte delle attività che attualmente necessitano dell’intervento umano. Questo, secondo il parere di esperto accreditato, potrebbe far schizzare i tassi di disoccupazione al 50% circa.

Robot già accusati di “rubarci” il lavoro

A sostenere questa tesi è in particolar modo il prof. Moshe Vardi, docente di informatica alla Rice University, nello Stato del Texas (USA). Secondo il prof. Moshe Vardi “l’allarme” lanciato qualche mese fa dal World Economic Forum (WEF) di Davos era corretto. Il WEF, infatti, ha previsto che nei prossimi quattro anni saranno persi almeno 5 milioni di posti di lavoro. Sempre secondo lo stesso rapporto, la causa di questo fenomeno sarebbe riconducibile proprio al maggior uso della robotica.

Pur essendo previste le assunzioni di oltre 2 milioni di unità nel settore della robotica e dell’automazione, non bisogna dimenticare il fatto che molti lavori cosiddetti di “routine” saranno soppiantati dai robot entro il 2020. Da qui al 2045 la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare, dato che entro questa data si prevede un ulteriore incremento nell’utilizzo degli automi.

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“Il lavoro nobilita l’uomo”

Il prof. Moshe Vardi, citato in precedenza, si è mostrato alquanto preoccupato non tanto per i risvolti economici che questo fenomeno potrebbe creare ma anche per le implicazioni in campo etico e sociale. Infatti in una nota ufficiale Vardi ha detto: “Se i robot lavoreranno al posto nostro, allora avremo più tempo libero per fare ciò che più ci piace”, ma poi ha proseguito dicendo: “Io non penso che questa sia una prospettiva felice. Io penso che il lavoro sia essenziale per il benessere di un uomo”.