Non c’è nulla di più affascinante che ammirare il cielo notturno in tutte le sue sfaccettature. Con la luna o senza, quando le stelle appaiono abbastanza vivide e brillanti da poter scorgere se hanno sfumature rossicce o azzurrine: distendersi a guardare la volta stellata non è un momento che ci si riesce a ritagliare ogni giorno, ma quando si ha modo e tempo, lo spettacolo è mozzafiato.

Sarà per questo che, sin dalla sua “istituzione” popolare, la notte di San Lorenzo ha ottenuto così tanto successo. Le Perseidi, entro cui ci troviamo a passare durante il periodo compreso tra il 9 e il 15 agosto circa, offrono numerosi spunti all’immaginazione e alimentano i riti popolari (ad esempio, quello di esprimere un desiderio al passaggio di una di queste).

Ma dal cielo possono anche derivare delle minacce, come quella che, secondo le ricostruzioni degli scienziati, potrebbe aver causato l’estinzione dei dinosauri dal nostro pianeta. Le ipotesi più accreditate, infatti, creano uno scenario in cui un meteorite dal diametro di oltre 14 chilometri si sia schiantato durante il Cretaceo sulla superficie terrestre.

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QV89 e Apophis: la verità sui meteoriti che passeranno vicino alla Terra

Alla stregua del timore per queste minacce provenienti dallo spazio, negli ultimi tempi si è andata diffondendo una crescente paura per un asteroide, individuato col nome di QV89, che pare transiterà nei pressi del nostro pianeta. E’ giusto specificare che transiterà, e non impatterà, perché le probabilità che QV89 si schianti contro la superficie terrestre sono inferiori allo 0.014%.

L’asteroide dovrebbe passare indisturbato a più di 56 milioni di km da noi. Nel caso la sua traiettoria dovesse essere deviata, e per qualche ragione dovesse dirigersi in nostra direzione, gli esperti della NASA sono già pronti a spedire in orbita dei razzi che possano frantumarlo prima che si avvicini troppo alla nostra atmosfera.

Più preoccupante sembrerebbe la traiettoria dell’asteroide Apophis, ma per il momento non c’è nulla di cui allarmarsi. L’arrivo nelle nostre vicinanze, infatti, è previsto per il 2036, ma gli scienziati lo tengono già sotto osservazione.