FacebookSono ormai note a tutti le vicissitudini che coinvolgono Facebook negli ultimi tempi, bersagliata su più fronti e per vari motivi. Di recente l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha multato l’azienda e quest’ultima ha fatto ricorso, successivamente negato.

La multa che dovrà pagare Facebook ammonta a circa 10 milioni di euro. L’azienda si è ribellata in vano poiché il Tribunale non solo ha rifiutato la richiesta di ricorso presentata, ma ha anche stabilito che la società dovrà fornire la documentazione di tutti gli accordi presi ultimamente con la Commissione Europea, e dovrà farlo entro 60 giorni. L’udienza è stata inoltre aggiornata alla fine dell’anno corrente, per l’esattezza il 18 dicembre.

Si accorciano i tempi di rimonta per Facebook, in seguito al ricorso negato per la multa di 10 milioni

Non è biasimabile la decisione del TAR di respingere le motivazioni del ricorso richiesto dalla compagnia. Anzi, la richiesta di verifica è un’ulteriore conferma di tutto ciò che è successo in passato così come precisato dalle accuse. L’azione di classe che ha avuto luogo contro Facebook ha avuto inizio circa un anno fa, ad aprile del 2018, grazie all’Organizzazione di consumatori. Dunque, sono già svariati mesi che l’azienda è sotto accusa per valide ragioni. Infatti, tale azione di classe è guidata dalle stesse ragioni per cui la società è stata accusata di illegittimità dal Garante.

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L’illegittimità fa riferimento alla trasparenza quasi assente della compagnia, sia per quanto riguarda lo sfruttamento dei dati degli utenti, sia per quanto concerne lo sfruttamento economico in assenza di un’adeguata informazione e dei giusti consensi degli utenti coinvolti. Ad oggi, in particolar modo Altroconsumo ha raccolto almeno 80mila pre-aderenti a quest’azione collettiva. La richiesta di risarcimento ammonta a 285 euro per ognuno degli utenti aderenti e la cifra fa riferimento al risarcimento per ogni anno di iscrizione al social. Ricordiamo anche che la doppia sanzione dell’AGCM risale alla fine del 2018, ed era in quel momento la prima in tutta Europa. Adesso, ci sono già oltre 200mila iscritti alla class action.