malware-virus-finalE’ nel 2009 che fu creata per l’appunto la prima moneta virtuale: il Bitcoin da una società asiatica nota ai media con l’acronimo di Satoshi Nakamoto, inizialmente con un potere d’acquisto molto basso ma piano piano nel tempo ha avuto un andamento esponenzialmente crescente, soprattutto grazie alla diffusione e quindi all’ampliamento dei nodi nella rete. Il sistema infatti consta di tanti nodi di una vastissima rete di interconnessioni economiche in cui ogni utente ha pari diritti rispetto agli altri e il cui unico scopo è far crescere le dimensioni della rete peer-to-peer in modo che la moneta acquisisca un maggior valore, soprattutto in borsa.

Oggi il Bitcoin è la prima moneta virtuale per eccellenza, seguita da Litecoin, Ethereum, Ripple…  Ogni giorni, tendenzialmente, è possibile che insorga una nuova moneta virtuale.

Sicuramente la moneta virtuale è molto più sicura della carta di credito al giorno d’oggi, poiché è veramente poco probabile la clonazione di un oggetto fisico di pagamento, l’acquisizione dei dati per trasferire ingenti quantità di denaro e ogni altra possibilità di furto.

Ultimamente però vengono spesso segnalati dei fenomeni di attacco avvenuti sul sistema operativo mobile Android. Come è possibile questo?
Una spiegazione molto plausibile consisterebbe nell’invio di un Trojan, un virus che prende il nome dalla mitologia del cavallo di Troia e ne imita le caratteristiche proprio come successe nell’Antica Grecia per espugnare la città Troia. Il malware appunto si traveste di un’immagine, un sito, un video di nostro interesse e al momento dell’apertura viene scaricato nel dispositivo nel quale si sta visualizzando il media un insieme di pacchetti contenenti dei codici, programmi e quant’altro in modo da attaccare il nostro dispositivo. Una delle tante funzionalità di questi programmi potrebbe essere appunto rilevare le pagine web aperte e i dati contenenti in esso.

Perché le pagine web aperte? Ufficialmente non esiste una vera e propria app per monitorare costantemente i valori delle monete, così la maggior parte degli utenti tiene aperta una pagina web con il sito preferito per controllare l’andamento borsistico e con una costante ricarica della pagina, al momento opportuno è pronto a vendere e comprare.

In questa maniera i dati rimangono sempre in memoria nel dispositivo, soprattutto se si spunta la casella “memorizza password”, perciò il virus al momento di attacco è liberissimo di rilevare tutti i dati importanti e sensibili e trasmetterli all’utente che l’ha creato, così l’attaccante avrà a disposizione una serie di lettere e numeri importanti ed è quindi in grado di agire al posto nostro, ovviamente non commettendo nessun atto a nostro favore, come ad esempio vendendo un’incentiva somma e comprandola con il proprio account. In questo modo soprattutto si evidenzia e sfrutta una notevole falla del sistema monetario virtuale: all’interno della rete è infatti impossibile tracciare dei movimenti finanziari.

Come proteggersi quindi da questi attacchi? Sicuramente non memorizzare nessun tipo di password, neanche quella per accedere a Facebook; non controllare a questo punto certi dati importanti da dispositivi mobili; dotarsi di un antivirus efficace ma soprattutto non aprire a caso i link, video, immagini e quant’altro riceviamo, diffidando subito al minimo sospetto.