Facebook porta alla depressione

Quando pensiamo ai criminali che si nascondono sul web ed in particolar modo sui social network l’idea subito ci porta agli hacker. In realtà le frontiere del crimine in rete sono ben più larghe. Negli ultimi anni, si sta affacciando di più una categoria di malviventi di piccola taglia, semplici ricattatori che hanno trovato un modello di business censurabile attraverso cui fare tanti soldi.

E’ il fenomeno del revenge porn e Facebook ne è invasa. Il funzionamento è semplice: io, cattivo di turno, creo un finto profilo avente con immagini di copertina scatti rubati da modelle o da semplici belle ragazze. Successivamente, contatto un utente cercando di flirtare con lui e di instaurare un rapporto. Quando l’utente si decide a mandarmi sue foto osé, svelo il mio ruolo di ricattatore e gli chiedo somme in denaro (o meglio in Bitcoin) per non pubblicare il materiale pornografico in rete.

Gli iscritti di Facebook che sono afflitti da questo problema sono sempre di più. Una ricerca del “The Guardian”, bastata sui famosi “Facebook Files”, ha rivelato che sono stati ben 54mila i casi di revenge porn analizzati dai moderatori. 54mila non in un anno, ma bensì in un mese. Nello scorso gennaio, il social ha bloccato oltre 11mila utenti rei di aver effettuato minacce di tal genere verso poveri incoscienti.

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Purtroppo, vista la moltitudine di iscritti e la grande diffusione di microcriminalità sulla piattaforma, Facebook non ha ancora le armi adatte per debellare definitivamente questa sciagura. Il consiglio, a tutti coloro che utilizzano il social per conoscere nuove persone e per creare relazioni amorose, è quello di stare sempre attenti a chi si ha dall’altra parte dello schermo. Il divulgare foto e video personali è sicuro solo quando si è certi al 100% con chi si sta parlando. In questi casi, l’essere prevenuti può far la differenza per non trovarsi poi immischiati in un ricatto bello e buono, dannoso per il portafogli e per l’autostima.