I prezzi dei carburanti sono ormai arrivati alle stelle, con buona pace dei consumatori
I prezzi dei carburanti sono ormai arrivati alle stelle, con buona pace dei consumatori

Oggi ci addentriamo nella discussione sulla crescente tendenza al rialzo dei prezzi dei carburanti, un tema che sta sollevando numerose preoccupazioni tra gli automobilisti. L’attuale scenario dei prezzi, con la benzina che ha recentemente superato la soglia dei 2,048 euro al litro, lascia poche speranze. Anche se sembra che questo incremento subirà una frenata nei prossimi tempi, ci si aspetta che possa raggiungere picchi fino a 2,5 euro al litro.

 

L’attuale panorama dei prezzi

Le associazioni dei consumatori, tra cui Assoutenti, hanno segnalato la presenza di prezzi addirittura superiori ai 2,5 euro per litro in alcune aree autostradali, evidenziando una tendenza consolidata piuttosto che un repentino picco speculativo da parte dei gestori (torneremo su questo punto in seguito). Ma cerchiamo di fare chiarezza e di portare l’informazione sui giusti binari: cosa sta realmente accadendo?

La principale causa di questi incrementi dei prezzi va ricercata nell’aumento delle materie prime. Il prezzo del greggio ha superato la soglia dei 90 dollari al barile nelle quotazioni di Londra, dove il Brent è il punto di riferimento per i mercati europei. Questo incremento del 20% rispetto ai minimi registrati all’inizio di dicembre suggerisce che i rincari alla pompa potrebbero non essere ancora giunti al loro termine. Inoltre, nello stesso periodo, gli aumenti per gli automobilisti italiani sono stati del 7% per la benzina e del 5% per il diesel.

Questo indica che potremmo non aver ancora raggiunto il punto più alto, soprattutto considerando l’inevitabile aumento della domanda durante i viaggi primaverili ed estivi. Per tornare ai livelli di prezzo del fine 2023, sarà probabilmente necessario attendere almeno fino ad ottobre. Di conseguenza, ci si aspetta un ulteriore aumento dei prezzi nelle prossime settimane.

 

Gli altri fattori

La situazione geopolitica, con due conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente, aree cruciali per la produzione di petrolio, contribuisce a mantenere alta la tensione e l’incertezza. Questo fattore ha un impatto significativo sulla formazione dei prezzi, considerando anche gli scenari futuri possibili. Ad esempio, gli attacchi recenti da parte di Kiev alle raffinerie russe hanno causato la perdita di 900 mila barili di capacità di raffinazione, aumentando l’incertezza sull’approvvigionamento per il futuro.

Il mercato internazionale è stato poi colto di sorpresa dall’aumento della domanda di carburanti nei mercati occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, dove le deviazioni delle petroliere a causa del traffico attraverso il Mar Rosso e verso Capo di Buona Speranza continuano a influenzare considerevolmente i prezzi del petrolio.

Non possiamo trascurare nemmeno il peso delle tasse: l’Italia ha uno dei carichi fiscali più elevati sul prezzo del carburante in Europa ed è una situazione che non accenna a migliorare. Nel mese di marzo, il 57% del prezzo finale della benzina e il 52% del diesel sono costituiti da accise e IVA. Nonostante le promesse di riduzioni fiscali da parte del governo, il problema dello squilibrio tra tasse e prezzo finale sembra persistere.

 

Come andrà a finire?

Attualmente, il governo si è limitato ad imporre l‘obbligo di riportare il prezzo medio del carburante presso i distributori, al fine di limitare le cosiddette “speculazioni” da parte dei rivenditori. Ma alla luce degli scenari attuali, volendo essere davvero realisti, sembra che il problema sia più complesso e derivi da una combinazione di fattori anziché da scelte individuali dei singoli imprenditori.

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