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L’emergenza Coronavirus ha colpito pressoché indistintamente e in maniera trasversale quasi tutti i settori produttivi. Naturalmente con sostanziali differenze legate al peso di questa circostanza sul fatturato presente e futuro, ma si potrebbe dire che la batosta non ha risparmiato nessuno.

C’è chi si è arricchito dalla pandemia – si stima che i grandi ricchi del pianeta abbiano aumentato il proprio patrimonio del 15% rispetto al periodo precedente – ma la maggior parte della popolazione mondiale si è ritrovata ad essere più povera di prima. Contestualmente molti campi hanno subito perdite ingenti, ma alcuni sono stati colpiti più pesantemente di altri.

E’ il caso dell’industria hi-tech, che dovendo fare a meno di presentazioni presso le più importanti fiere tecnologiche del mondo e dell’afflusso di persone interessate a rinnovare elettrodomestici, si è ritrovata a fare i conti con cali senza precedenti.

Prodotti hi-tech, calo di domanda e offerta: settore in sofferenza

Suona strano che proprio in un momento in cui l’impiego – e quindi la domanda – di strumenti tecnologici risulta fondamentale (per supportare smart working, teledidattica e qualsiasi attività programmata da remoto e godibile da remoto), le industrie che si occupano della produzione e distribuzione dei prodotti tech vadano in sofferenza.

C’è un ma: spesso si dimentica di annoverare tra questi dispositivi anche lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, aspirapolveri, macchine del caffè, stampanti. Trattandosi di prodotti venduti perlopiù al dettaglio, appare chiaro che a negozi chiusi sia corrisposto un azzeramento dell’affluenza di clienti.

Ma anche l’area smartphone non è risultata esente da questa contrazione. Con una decrescita stimata del 6,7%, le case produttrici di telefoni o tablet sono state prese in pieno dalla mancanza di interesse della popolazione all’acquisto di nuovi dispositivi.