5g in Italia

Durante un summit dedicato alla banda ultra larga, organizzato dal network Digital360, si è parlato ampiamente del 5G e delle possibilità di sviluppo per le imprese meno abbienti che fanno parte dei distretti industriali ancora poco impegnati nell’innovazione della rete del prossimo futuro.

Durante l’evento è intervenuto il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, a capo tra l’altro del “Comitato Banda Ultralarga” per spingere l’acceleratore sul 5G: “il 19 dicembre affronteremo in una riunione il tema delle infrastrutture del nostro Paese e le potenzialità che nuove tecnologie come il 5G possono portare“.

In tema di tecnologie di rete non poteva mancare l’appuntamento un partner infrastrutturale come Ericsson: l’azienda svedese ha anche pubblicato un report sull’impatto positivo del 5G nell’industria italiana snocciolando ricavi potenziali di TIM, Wind Tre, Vodafone e Iliad e in altri campi strategici ancora poco sviluppati.

 

5G in Italia: la road map delle reti TIM, Wind Tre, Vodafone e Iliad

Sul punto della situazione è intervenuta anche Infratel tramite il suo direttore generale Salvatore Lombardo. La società del Ministero dello Sviluppo Economico impegnata nell’organizzazione del “Piano banda Ultra Larga” del Governo ha commentato:”nel 2025 la Commissione Europea ha posto un nuovo obiettivo: quello della Gigabit society, che deve garantire a tutte le imprese ad alta intensità tecnologica servizi ad un Gigabit, a tutte gli uffici pubblici e alle scuole. Inoltre si deve avere una copertura 5G per le principali città e strade di comunicazione”.

Anche Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, è d’accordo in pieno con Lombardo ma ritiene cheè fondamentale l’intervento pubblico, e bisogna passare dall’annuncio a fare le cose. C’è bisogno di dare segnale concreto”.

Chiudiamo con il pensiero del padrone di casa Andrea Rangone, CEO di Digital360:”dal 5G può venire un nuovo importante sviluppo per la digitalizzazione del Paese perché sono molti gli ambiti di business in cui potrebbe dare un contributo significativo.[…]Ma perché questo si realizzi il settore Telco deve essere messo nelle condizioni di investire e sperimentare, anche grazie a partnership con altre imprese, università e pubbliche amministrazioni“.