FOMO Google
un fenomeno sociale in Italia molto sottovalutato

Si sa, ormai siamo sempre più iperconnessi con i nostri smartphone al mondo che ci circonda. Riceviamo sempre più stimoli da quei dispositivi da farci apparire normale controllarli ogni minuto. Per non parlare delle ultime novità in fatto di machine learning e intelligenza artificiale: il nostro device ci renderà schiavi di noi stessi.

Per questo Google sta mettendo in campo delle contromisure per aiutarci a non soccombere. A livello di sindromi vecchie che si riaffacciano nel mondo che viviamo, ce n’è una che prende il nome di “Fear of missing out“, il cui acronimo è dunque FOMO. In realtà, questo FOMO racchiude i sintomi di chi ha paura di sentirsi tagliato fuori dal mondo, di perdersi qualcosa, se non controlla costantemente le proprie notifiche, le news e i social. Chi soffre di FOMO è sotto stress, che potrebbe danneggiare la propria sanità mentale.

La soluzione di Google è un altro acronimo: JOMO

Se un gigante della tecnologia come Google se ne sta occupando, vuol dire che il problema sta diventando un topic internazionale. L’azienda, durante la conferenza I/O 2018, ha lanciato perciò una campagna di nome JOMO, ovvero “joy of missing out”, in opposizione proprio al concetto sotteso nel FOMO. Google sostiene che il nostro benessere mentale è importante e per questo, ogni tanto, ci farebbe bene prenderci una pausa dallo stress che ci auto infliggiamo controllando ossessivamente le notifiche dello smartphone. Ricetta quasi lapalissiana: bisogna solo mettere via il device.

Conoscere il nostro problema è il primo passo per capire che siamo affetti da FOMO. Diventa importante prendere coscienza di quanto tempo dedichiamo alle attività di cui sopra. Per questo, Google ha deciso di fare la sua parte, proponendosi di modificare la frequenza delle notifiche provenienti dalle app Android, utilizzando un sistema di “Daily Briefing” invece di inondare lo smartphone di avvisi.

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Alcune funzioni per riprendere il controllo di noi stessi su Android P

Android P è stato creato nel rispetto del Digital Well-being, il concetto di Google per diffondere il JOMO. L’OS, a esempio, dispone di una modalità silenziosa che potremo attivare facilmente senza che più niente ci distolga dalla nostra pace. La base del funzionamento è semplice: se capovolgiamo lo smartphone sul tavolo, si attiva la modalità. Non riceveremo alcuna vibrazione, alcun suono, nessun LED di notifica.

Un altro esempio è la possibilità d’impostare l’ora usuale in cui andiamo a letto. Una volta fatto, Android P attiverà la modalità silenziosa automaticamente: il display cambierà colore declinando al bianco e nero, proprio per invitarvi a mettere via lo smartphone. Un’altra piccola funzione è una specie di parental control che potremmo attivare per limitare il tempo d’uso di una determinata app. Android P, esprimendo il vostro consenso, la chiuderà appena sarà oltrepassato il limite.

Queste e altre funzioni le sfrutteremo a pieno non prima della fine dell’anno, considerando il tempo di roll out degli aggiornamenti di Android P. È lecito però chiedersi che senso ha affidare la propria pace interiore a una tecnologia che limita l’uso di se stessa, per noi.