Apple Emotient

Apple acquista Emotient, l’azienda che produce computer in grado di leggere l’espressione sui volti delle persone. È l’ultima di una serie di società che ha incentrato i propri obiettivi sull’immagine e il riconoscimento facciale. Apple ha confermato la notizia al Wall Street Journal affermando che “di tanto in tanto sofferma la propria attenzione sulle piccole aziende tecnologiche“.

Come tipico della mela di Cupertino, nessuna ulteriore informazione è stata fornita al riguardo. “Generalmente non discutiamo il nostro scopo o i nostri piani”, ha riferito un portavoce. L’accordo potrebbe però essere parte dei piani della società per lo sviluppo di una intelligenza artificiale ad hoc per le prossime generazioni di iPhone e altri hardware. A quanto pare, con l’obiettivo di consentire al software di “raccontare” ciò che il suo utente sta pensando.

Apple ha fatto fare il debutto all’intelligenza artificiale sui propri smartphone con iOS 9. Questa nuova generazione di iPhone, infatti, è in grado di indovinare quale sia il suo utente e cosa sta per cercare, mentre è anche in grado di rendere più facile l’accesso dal proprio display. Questa nuova acquisizione, dunque, rappresenta una spinta che rende possibile interagire con il proprio smartphone in maniera diversa. Magari “raccontando” i propri stati d’animo, cercando la playlist di musica apposita nel caso in cui l’utente sia arrabbiato o preoccupato.

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La società, inoltre, aveva proprio recentemente acquistato un altro interessante brand, come Faceshift in grado di analizzare i volti; ma nel carnet c’è anche Perceptio, che può individuare quel che si trova in una foto. Dunque, un impegno ed un interesse finalizzati in modo spiccato allo spianare la strada ad un’intelligenza artificiale ancora in fase di test sui dispositivi elettronici.

Apple è solo una della lunga serie di società con interessi rilevanti e ben noti riguardo il riconoscimento facciale. Tra queste, anche il gigante Google e Facebook. Ma la tecnologia si è rivelata controversa e la maggior parte delle aziende non pensano di farla giungere fino in Europa, a causa dei timori riguardo il modo in cui l’Unione europea possa accoglierla.