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Gli analisti hanno previsto che la crisi dei chip avrebbe prodotto i propri effetti ancora a lungo. I produttori continuano ad affrontare la carenza di componenti elettronici che di fatto impedisce la realizzazione dei dispositivi.

Secondo quanto emerge dal report di Bloomberg, il problema più grave è il tempo di attesa necessario per ricevere la fornitura richiesta. I produttori non riescono a soddisfare la domanda di semiconduttori di tutti i tipi e questo causa ritardi che diventano problematici da gestire.

Dal momento un’azienda effettua un ordine di chip, possono passare in media 18 settimane prima che il fornitore provveda a consegnarlo. Si tratta di tempistiche estremamente lunghe che danneggiano la supply chain globale e di conseguenza anche la produzione.

 

La crisi dei chip sta causando enormi ritardi nella supplay chain

Basti pensare che nel 2018 si era registrata una situazione di allerta e un netto incremento dei tempi di attesa per gli ordini. In quell’anno il tempo massimo era di 4 settimane, un valore nettamente inferiore a quello odierno.

Per fortuna, la crisi dei chip non sta colpendo tutte le componenti elettroniche ma solo alcune più richieste. In particolare, a creare maggiori problemi sono i chip per la gestione energetica. Si tratta di elementi fondamentali su qualsiasi device, dalle vetture agli smartphone. Il ritardo in questi casi può sfiorare le 25 settimane di attesa.

Tuttavia, ci sono anche elementi come i microcontroller che richiedono una settimana di attesa. Questi chip servono per regolare determinate funzioni negli elettrodomestici o nei device.

In sostanza, la crisi dei chip è ancora molto lontana dall’essere un ricordo e i vari produttori dovranno adattarsi a questo nuovo sistema fino a che il problema non verrà superato. Nonostante alcuni accenni di ripresa, non dobbiamo dimenticare che gli effetti dannosi si continueranno a vedere ancora per molto tempo.