chip microfluidico

Un chip microfluidico è un “semplice” ed economico pezzetto di plastica all’interno del quale si trovano canaletti entro i quali scorre il fluido che il sistema deve analizzare: sangue, urine, saliva, eccetera. Qualche giorno fa, alcuni ricercatori statunitensi hanno messo a punto un innovativo chip microfluidico che potrà essere installato anche su uno smartphone e che avrà un potenziale ruolo nell’identificazione dei soggetti positivi all’infezione dal nuovo coronavirus.

Lo studio che descrive questo chip microfluidico appare sulle pagine della rivista ACS Sensors e riporta la firma di un team di ricercatori del Rice Lab. Nello specifico, gli scienziati americani hanno creato un dispositivo che rappresenta la congiunzione di un immunosensore integrato in un chip microfluidico. Questo immunosensore può utilizzare uno smartphone per eseguire un rapido test PCR del siero e capire così se si è affetti da COVID-19. Si tratta di un test molecolare piuttosto rapido poiché richiede solo 25 minuti per essere eseguito e, in più, può essere fatto ovunque.

Il chip in questione ha le dimensioni di un francobollo ma, nonostante le ridotte dimensioni, riesce con notevole efficacia a testare la positività al SARS-CoV-2 da una normale puntura del dito. Per poter eseguire questo test, il chip microfluidico fa uso di nano-sfere magnetiche che si legano alla proteina N del virus e poi la conducono all’immunosensore in grado di rilevarne anche concentrazioni minime. Si tratta di un’invenzione senza precedenti che potrebbe davvero rivoluzionare il modo di fare diagnosi di COVID-19 poiché, dovunque, semplicemente disponendo di uno smartphone, possiamo valutare se abbiamo contratto l’infezione da SARS-CoV-2 oppure no. Ciò, ovviamente consentirà di svolgere questi test anche al dir fuori delle cliniche sanitarie come, ad esempio nelle farmacie o nei drive in COVID-19.

FONTEACS Sensors