netflix e amazon

Netflix ed Amazon potrebbero le aziende che più hanno beneficiato del lockdown e dei milioni di persone confinate a casa per colpa del Coronavirus. Nonostante le ore e ore di trasmissioni in streaming, stranamente le due maggiori entità nella diffusione di contenuti multimediali di qualità non sono riuscite a correlare un incremento dei profitti all’aumento di fatturato.

Venendo al colosso dell’ecommerce di Bezos, tra il Prime Video e i servizi di vendita online Amazon avrebbe dovuto decollare verso l’Olimpo delle aziende mondiali. Chi non aveva modo di uscire di casa per effettuare acquisti ha trovato nella piattaforma una panacea senza precedenti, facendo lievitare il fatturato dell’azienda. E mentre c’era già chi salutava Jeff Bezos come nuovo uomo più ricco del mondo, Amazon si è ritrovata a dover far fronte a un volume enorme di ordini. 

 

Netflix e Amazon diventano ricchi grazie alla pandemia

Nuovi ordini, nuovi clienti, nuove assunzioni. A cascata Amazon ha sopportato una serie di spese in termini di acquisizione di nuovo personale e gestione degli spazi di lavoro secondo le regole di messa in sicurezza al tempo del Coronavirus. Le oltre 175.000 persone impiegate per far fronte agli ordini online sono costate molto più del previsto, generando una spesa che ammonterebbe a 4 miliardi di dollari, ovvero ben oltre il maggior guadagno dell’azienda.

Anche Netflix, che ha intrattenuto milioni di Italiani incollati alla TV a cibarsi di film e serie dei loro amati beniamini, può non averci guadagnato più di tanto dalla pandemia. E se per ora possiamo soltanto festeggiare gli incassi della piattaforma per le migliaia di ore di trasmissione e gli altrettanti nuovi account che proprio grazie al lockdown hanno deciso di abbonarsi, all’orizzonte si intravede lo spettro della recessione.

Tutti questi nuovi clienti che hanno consumato il catalogo ora vorranno molto di più, mentre tutte le nuove produzioni Netflix sono ferme per colpa delle norme sul distanziamento sociale. Per questo nell’aria si percepisce l’odore di una possibile crisi, non suffragata nemmeno dalla recessione economica di diversi stati nazionali.