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La notizia di ieri che ha fatto parlare molto di sé, almeno in certi ambiti, è la decisione di Netflix di abbandonare l’Apple Store. La motivazione per una tale scelta è semplice, ridurre la tassazione sugli abbonamenti che la compagnia fa pagare ad ogni rinnovo. Considerato i numeri di abbonati che usano prodotti della compagnia di Cupertino per il rinnovo, per il servizio streaming è una perdita consistente.

Ogni anno, Tim Cook, si diletta ad elencare i profitti fatti tramite i vari servizi che la società mette a disposizione, un giro di soldi più grosso di quello della vendita stessa di smartphone. Solo l‘App Store, apparentemente, ha guadagnato più dell’intero franchise di McDonalds lo scorso anno.

 

Ciao ciao Netflix

Parte di tali guadagni arriva dalla tassazione sopracitata. Apple chiede il 30% dell’attivazione di un abbonamento ai servizi come Netflix o HBO, mentre si passa al 15% ai successivi rinnovi. Non è il primo servizio che si oppone a questo comportamento cercando metodi alternativi. Secondo dei calcoli, la fuga del servizio costerà un mancato guadagno di 16 miliardi di dollari nel 2020 e, probabilmente, altrettanti nel 2019.

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Anche Google potrebbe finire in una situazione del genere, ma nel caso accadesse, le perdite si attesterebbero intorno agli 8 miliardi di dollari. Il Play Store di Android ha già perso Epic Games con il suo Fortnite, una miniera d’oro mancata.

Alla fine, tutto questo potrebbe essere semplicemente un gioco di forze per far ridurre le commissioni degli store dei due sistemi operativi più diffusi sui dispositivi di tutto il mondo. C’è da dire che se Netflix potrebbe usare tutti quei soldi per investire in più serie originali.