nuovi Pixel di Google

Dalle analisi preliminari del codice su Github dei nuovi Pixel di Google potrebbe prospettarsi uno scenario poco felice per la community appassionata di modding: il codice del sistema operativo potrebbe essere a prova di Root, impedendo di acquisire i privilegi di sistema con i metodi classici.

La notizia va presa con le pinze, anche se non sorprenderebbe una mossa del genere da Google. Le premesse dei nuovi Pixel di Google sono molto differenti da quelle dei dispositivi Nexus a cui ci ha abituato Big G nel corso degli anni.

I dispositivi Nexus sono sempre stati alla mercé di sviluppatori ed appassionati del modding. Smartphone o Tablet che fossero, questi dispositivi erano concepiti per essere utilizzati per lo sviluppo software o come showcase delle potenzialità del software Android.

Ecco perchè i Nexus sono facili da sbloccare, da rootare e virtualmente indistruttibili (lato software NdR). Lo stesso discorso però non può essere applicato ai nuovi smartphone Pixel e Pixel XL di Google. Presentandosi come degni avversari dei più blasonati top di gamma Android ed anche di iPhone, le vecchie politiche valide per i Nexus potrebbero essere abbandonate in favore di un prodotto con un maggior controllo da parte dell’azienda.

Sul codice scoperto su Github sembrerebbe che i nuovi Pixel di Google utilizzino diversamente le partizioni di sistema rispetto al passato. Senza diventare troppo tecnici (ma rimandandovi alla discussione tecnica su XDA) con Nougat e i nuovi Pixel acquisire i privilegi di root è più difficile rispetto al passato.

I nuovi Pixel di Google potrebbero favorire l’aspetto sicurezza piuttosto che quello legato al modding e al root

Il sistema di Android 7.0 Nougat verifica la partizione /system impedendo l’avvio del dispositivo, rendendo di fatto possibili solo i metodi root systemless. Se siete interessati ad acquisire i privilegi di root ed installare Xposed in modalità systemless seguite la nostra guida qui.

Un’altra possibile soluzione sarebbe quella di modificare il Kernel, impedendogli di effettuare il controllo. I metodi correnti per ottenere il root modificano il sistema prima del boot eseguendo il proprio codice in uno spazio di memoria chiamato Ramdisk. Questo spazio viene utilizzato dal kernel in fase di boot ma non viene effettuato alcun controllo su di esso.

Come ha scoperto l’utente Dees_Troy, il codice dei nuovi Pixel farebbe supporre che la nuova procedura di avvio sia diversa. Le 3 partizioni system, ramdisk e kernel sarebbero tutte unite in un singolo file system. Questo renderebbe invalidi i metodi con cui è possibile ottenere i privilegi di root usati fin’ora. All’avvio l’intero blocco formato dalle 3 partizioni sarebbe sottoposto a controllo, ed in caso di verifica negativa il dispositivo non verrebbe avviato.

Questo problema è arginabile sui dispositivi cui è possibile sbloccare il bootloader. Modificando il bootloader al suo cuore sarebbe possibile circumnavigare il problema. Ma abbiamo visto molti produttori di telefoni forzare un bootloader bloccato sui propri utenti, come ad esempio la versione americana del Galaxy S7/S7 Edge con Snapdragon 820, che presenta un bootloader bloccato.

I  nuovi Pixel di Google, in favore della sicurezza verso i clienti, potrebbero seguire la stessa strada. Certo dovrebbero sacrificare il motivo principale che ha reso i dispositivi Nexus una vera manna dal cielo per la community di smanettoni, ovvero la capacità di poter essere modificati via software a piacimento.

Non sappiamo il tipo di strada che Google vorrà intraprendere, ma è certo che il futuro si prospetta oscuro per gli amanti del modding su Android.