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Rielaborando i dati raccolti da Spotify, Matt Daniels ha stilato su Polygraph la classifica dei brani più ascoltati dal 1950 al 2005; a dominare la classifica è “Lose Yourself” di Eminem con 59 milioni di ascolti.

Fino a poco tempo fa non era possibile misurare la popolarità delle “vecchie” canzoni. Infatti, le classifiche musicali basate sulle vendite, come quelle di Billboard (considerate tra le più precise e dettagliate al mondo), permettevano solo di conoscere la popolarità di una canzone nel periodo del suo lancio.

Oggi, tuttavia, esiste Spotify, un ricchissimo “all you can eat” di musica, vecchia e nuova, che traccia il numero di volte che una canzone viene ascoltata.
Elaborando questa enorme mole di dati, Matt Daniels ha potuto stilare su Polygraph la classifica delle canzoni più ascoltate tra il 1950 e il 2005, diventate quindi quasi “immortali”.

Lose Yourself, la canzone senza tempo

In cima alla classifica troviamo “Lose Yourself” di Eminem, che ha totalizzato 59 milioni di ascolti.
Scorrendo il resto della top 5 troviamo “Mr. Brightside” dei The Killers, “Numb” dei Linkin Park, “Don’t Stop Believin’” dei Journey, “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana e infine ancora i Linkin Park con “In The End”.

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Una parte della top 50 dei brani più ascoltati dal 1950 al 2005 | Fonte: http://poly-graph.co/

Tra gli artisti che appaiono più di una volta in classifica troviamo sempre Eminem e i Red Hot Chili Peppers, ciascuno dei quali occupa tre posizioni della top 50, mentre altri artisti quali i Coldplay, Dr. Dre, i The Killers, i Linkin Park, i Metallica, i Nirvana e gli OutKast, occupano ciascuno due posizioni.

Come è possibile immaginare la classifica favorisce soprattutto gli artisti contemporanei. Infatti, non appaiono canzoni degli anni ‘70 fino alla 19a posizione, occupata da “Bohemian Rhapsody” dei Queen; per trovare una canzone degli anni ’60 bisogna addirittura scorrere fino alla 48a posizione, occupata da “Paint It Black” dei Rolling Stones. Sorprendentemente, nella top 50 non appare nemmeno una canzone degli anni ’50.

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Matt Daniels ha inoltre sottolineato come le performance positive o negative di una canzone delle classifiche di Billboard non siano indicative. Per esempio, “Don’t Stop Believin” dei Journey non era quasi apparsa nelle classifiche di Billboard, eppure è considerata tuttora una canzone simbolo degli anni ’80.

Questa tendenza è stata anche dimostrata con brani più recenti come “Blurred Lines” di Robin Thicke’s e “Get Lucky” dei Daft Punk: basandosi sui dati tra 2013 e il 2015, queste canzoni hanno spopolato subito dopo il loro lancio ma a oggi sono quasi già state dimenticate.

Al contrario, canzoni come “Counting Stars” degli One Republic e “Young And Beautiful” di Lana Del Rey sono rimaste in sordina al momento del lancio ma la loro popolarità, arrivata “a scoppio ritardato”, continua ancora oggi, grazie al passaparola.

I dati mostrati da Matt Daniels sono molto interessanti e stimoleranno sicuramente profondi dibattiti e speculazioni tra gli appassionati di musica; tuttavia, l’analisi di Daniels non è da considerarsi perfetta in quanto, per esempio, non considera artisti come Taylor Swift e i Beatles, che non sono presenti su Spotify, ma di cui non si può negare il forte peso in ambito musicale.