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Ancora tutt’ora si sta parlando della possibilità, che probabilmente diventerà necessità, di somministrare una terza dose per i vaccini che già ne richiedono due. Questa somministrazione dovrebbe avvenire a distanza di un anno e poco e serve proprio come un richiamo, come succede per altri trattamenti simili. Uno studio dell’Università di Oxford ha mostrato come una terza dose di AstraZeneca aumenti gli anticorpi contro la proteina spike del coronavirus.

La reazione che è avvenuta nei partecipanti a questi test con il vaccino di AstraZeneca sembra suggerire che la protezione sarà alta anche in caso dei varianti del coronavirus. Detto questo al momento sembra mancare eventuali tempistiche entro le quali dovrebbero venir fatti questi richiami. Al momento, guardando alle prime persone somministrate con il vaccino, di tempo ce n’è visto che si parla di almeno un anno.

 

AstraZeneca: la terza dose come richiamo

Ora viene un punto fondamentale. La maggior parte dei paesi europei non avrà a disposizione abbastanza dosi di vaccino di AstraZeneca per il terzo ciclo. Il motivo riguarda principalmente il fatto che l’Unione Europea non firmerà un nuovo contratto con la casa farmaceutica in questione. In teoria ne dovrebbero arrivare arrivare di dosi, ma non si possono conservare per così tanto tempo.

Poi arriva un altro discorso, ovvero la possibilità di smettere di utilizzare il vaccino di AstraZeneca in favore di altro, ovvero Moderna e Pfizer. Diversi paesi lo hanno già fatto in virtù del basso numero di contagi. Nel momento in cui ci sarà bisogna di una dose di richiamo, potrebbe non esserci minimamente la necessità di usare un vaccino che ha comunque dei rischi, seppur minimi, di effetti collaterali gravi.

FONTEReuters