Robot

Si chiama Pepper, o meglio, è il nome del modello più diffuso nei laboratori scientifici. È un robot e da oggi può pensare ad alta voce. È questo l’incredibile risultato di due ricercatori palermitani che hanno unito competenze e studi realizzando in Italia il primo modello al mondo. Quanti di noi si sono chiesti cosa sarebbe successo se un giorno i robot avessero cominciato a parlare e a pensare ad alta voce! Come sarebbe stata l’interazione uomo-macchina? La risposta sembra arriverà a breve, ma già ora si può conoscere qualcosa in merito. Ecco tutti i dettagli.

 

Pepper, il primo robot al mondo che pensa ad alta voce

Lo abbiamo già presentato Pepper, il primo robot al mondo che pensa ad alta voce. Ad avergli regalato questa capacità sono due esperti in modelli computazionali del linguaggio e in informatica e robotica. Dell’Università di Palermo, Arianna Pipitone e Antonio Chella hanno unito la loro passione, le loro intuizioni e la loro intelligenza realizzando un primato.

In un’intervista all’Ansa Chella ha dichiarato: “Vorremmo mostrare i robot come macchine in grado di pensare. Stupisce l’idea che un robot possa avere una sorta di pensiero e questo può aiutare l’interazione, creando un giusto livello di fiducia“. Un nuovo modo di vedere le macchine, ma soprattutto un’invenzione che rivoluzionerà il rapporto tra uomo e robot.

Esteticamente Pepper è tenero, due occhi grandi sono capaci di intenerire anche l’uomo più “ruvido”. La cosa incredibile è che questo tenero robot prima di agire, abbassando il tono della voce, inizia a pensare a voce alta. E lo fa durante ogni azione che potrebbe indurlo ad avere qualche perplessità. Un esempio? Quello riportato dall’articolo pubblicato su Ansa.it.

Una volta che si chiede al robot di appoggiare un tovagliolo sul tavolo e non come indica l’etichetta, ecco cosa inizia a pensare:

La posizione deve essere sul piatto e non sul tavolo. Penso che sia un po’ confuso. Voglio essere sicuro. Glielo chiederò di nuovo“. E dopo aver avuto conferma che quanto richiesto deve essere eseguito, un po’ preoccupato pensa: “Ehm, questa situazione mi disturba, non infrango mai le regole. Ho paura di deluderlo, quindi farò quello che vuole“.

Insomma se l’intelligenza artificiale riconosce le emozioni, ora noi spiamo il pensiero dei robot. Ascoltarli mentre ragionano a seguito di una richiesta umana ha dell’incredibile. Esplorare l’inconscio dell’artificiale sembra un film di fantascienza, ma oggi è diventata una realtà.