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Il vaccino Johnson & Johnson non ha fatto in tempo ad arrivare in Italia che dagli Stati Uniti arriva una notizia per certi veri poco confortante. Il trattamento è stato speso a livello federale a causa di diversi casi di trombosi legati alla coagulazione del sangue. Si sta parlando finora di sei casi di donne tra i 18 e i 48 anni.

Tutte le donne hanno ricevuto l’unica dose del vaccino Johnson & Johnson prevista entro 12 settimane l’inoculazione. Pochi giorni fa i casi erano quattro il che aveva spinto tre stati a sospendere la somministrazione proprio a livello statale. In totale, secondo i dati, 7 milioni di persone hanno ricevuto tale trattamento quindi, arrotondando, si parla di una probabilità su un milione.

 

Vaccino Johnson & Johnson: confermata la sospensione

Ad annunciare l’effettiva sospensione del vaccino Johnson & Johnson è stato l’agenzia preposta al controllo dei medicinali, tra le altre cose, la Food and Drug Administration. Tramite il proprio canale ufficiale su Twitter sono stati condivisi alcuni dati relativi alla vaccinazione con il suddetto trattamento. Come nel caso di AstraZeneca in Europa, l’atto in sé è dovuto ad una eccessiva cautela. Gli esperti vogliono vederci chiaro.

Anche se l’incidenza di un caso ogni milione di casi venisse appurato, comunque il vaccino Johnson & Johnson verrebbe comunque riutilizzato. I rischi sono molto più alti se si viene contagi dal coronavirus e si sviluppa la malattia.

Questo quanto detto dalla FDA sul vaccino Johnson & Johnson: “Il CDC convocherà mercoledì una riunione del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP) per riesaminare ulteriormente questi casi e valutare il loro potenziale significato. La FDA rivedrà tale analisi poiché indaga anche su questi casi. Fino al completamento del processo, raccomandiamo questa pausa. Questo è importante per garantire che la comunità degli operatori sanitari sia consapevole del potenziale di questi eventi avversi e possa pianificare a causa del trattamento unico richiesto con questo tipo di coaguli di sangue”.

FONTEThe New York Times