tassa sui contanti

L’emergenza Coronavirus ha senza ombra di dubbio scosso profondamente e forse indelebilmente l’animo più intimo della nostra nazione, il virus ha infatti obbligato noi tutti a rispettare numerose norme restrittive bandite dal Governo per riuscire a contenere la curva dei contagi, la quale altrimenti avrebbe preso una piega incontrollabile e devastante.

Ovviamente le varie norme si sono tradotte anche in un blocco del lavoro che ha fatto cascare la nazione in una crisi economica transitoria, dal momento che ovviamente la riscossione fiscale ha dovuto vivere un blocco obbligato per poter dare alla popolazione un po’ di respiro fiscale, cosa che ha inaridito le casse statali le qual a gran voce chiamano un ristoro.

Il Governo ha dunque passato al vaglio numerose possibilità per rigenerare le risorse dello Stato, tra le quali a gran voce è tornata a farsi sentire l’opzione legata alla Tassa Patrimoniale, una vecchia formula che però secondo molti parlamentari potrebbe nascondere risvolti positivi.

I dettagli

In molti, alla base dell’idea della reintroduzione della Tassa Patrimoniale, sostengono che essa sarebbe un utile strumento per permettere alle fasce più forti dello Stato, di proteggere indirettamente quelle più deboli, dal momento che consentirebbe di eliminare l’IMU a fronte di un’entrata netta di ben 18 miliardi di euro.

Si tratterebbe dunque di una grossa somma, la quale deriverebbe solo dalle fasce di contribuenti davvero forti, questo poichè la tassazione dovrebbe partire per coloro che hanno patrimonio dai 500.000€ in su, seguendo poi una scala gerarchica di percentuale direttamente collegata al valore del patrimonio finanziario.

  • Tassa dello 0,2% sui patrimoni da 500.000 a 1.000.000 di euro;
  • Tassa dello 0,5% sui patrimoni superiori ad 1.000.000 e fino a 5.000.000 di euro;
  • Tassa dell’1% sui patrimoni superiori a 5.000.000 e fino a 50.000.000 di euro;
  • Tassa del 2% da 50.000.000 di euro in su.