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Questo 2020 ha visto senza ombra di dubbio come tema predominante l’emergenza coronavirus, l’agente eziologico responsabile del Covid-19 il quale da solo, è riuscito a mettere in ginocchio senza problema alcuno tutto il mondo, con una pandemia che sembra proprio non volersi arrestare.

Ovviamente la comunità scientifica non è rimasta con le mani in mano, tutti i ricercatori del pianeta si sono concentrati nella ricerca di una terapia per trattare i sintomi e in un vaccino per debellare una vota per tutti il virus che da quasi un anno ormai ha messo a ferro e fuoco la popolazione di tutto il pianeta.

Ovviamente la ricerca di un vaccino richiede tempo e risorse, tutti hanno dato il loro contributo, dai vari laboratori di tutto il mondo, fino ai magnati che hanno donato milioni su milioni, passando anche per le industrie dell’elettronica che hanno offerto potenza di calcolo illimitata.

Un’azione indesiderata

A quanto pare però, a voler entrare in gioco, non sono solo i buoni, infatti Microsoft ha recentemente denunciato numerosi attacchi hacker ai centri farmaceutici dove si svolgono le ricerche per un vaccino, l’azienda di Redmond nelle sua analisi ha individuato tre principali sedi di provenienza di questi attacchi, una Russa con un gruppo chiamato Strontium, e due nord coreane denominate Cerium e Zinc (Riferimenti a metalli quali Stronzio, Zinco e Cerio).

La metodologia di attacco è stata sempre la stessa, forzare l’accesso al database delle case farmaceutiche attraverso false credenziali dell’OMS per cercare di portare a casa dei dati inerenti i vaccini in fase di sviluppo.

A quanto apre nemmeno l’Italia è stata risparmiata, infatti un simile attacco, che ha reso inaccessibili file legati a terapie sperimentali in fase di studio, è stato subito dai server dell’Università di Roma-Tor Vergata.