conto corrente banche

Depositare denaro sul conto corrente è ormai divenuta una prassi comune. La maggior parte dei cittadini dispone di un proprio conto aperto, intestato a proprio nome o cointestato con il proprio partner, per avere un luogo virtuale di accumulo dei risparmi e potervi accedere in qualsiasi momento.

Ad oggi, inoltre, risulta una necessità quasi imprescindibile per dar seguito ad alcune pratiche, quali possono essere la ricezione di borse di studio, l’accredito dello stipendio o perfino l’autenticazione ad alcuni servizi (si veda la possibilità di confermare la propria identità con bonifici simbolici, anche del valore di pochi centesimi).

D’altra parte, non sempre risulta vantaggioso tenere denaro fermo sul conto corrente, soprattutto nel caso in cui non si possa beneficiare di alcuni vantaggi come ad esempio il conto dedicato ai giovani – che ne azzera i costi di gestione. Perché? Ve lo spieghiamo in questo approfondimento.

Conto corrente, non è consigliabile tenere denaro fermo: ecco perché

In appena 5 anni, una somma – ad esempio – di 1.000 euro può arrivare a valere appena 180 euro, senza che ve ne accorgiate. La statistica mostra come i costi di gestione, le tasse, lo stesso valore del denaro possano influenzare la quantità di utili presenti materialmente sul conto corrente.

Il primo motivo per cui il denaro diminuisce nel tempo, anche se potrà sembrare banale, è la perdita di valore dello stesso. A causa dell’inflazione, una somma di denaro impiegata nell’acquisto di un determinato bene potrebbe non essere sufficiente a comprare lo stesso bene, un domani. In soldoni, se con 2 euro oggi si riesce ad acquistare 1 kg di pane, tra qualche anno lo stesso kg di pane costerà 2,20 euro, e non sarà più possibile comprarlo con sole 2 euro. Il denaro ha perso potere d’acquisto.

Oltre all’inflazione, ci sono altri fattori che vanno ad agire materialmente sul denaro depositato. Le commissioni per il servizio e l’imposta di bollo gravano sul deposito, facendo scendere nel tempo il saldo sul conto. Anche ammettendo che non vi siano tassi d’interesse annuali sulle somme depositate, il conto è soggetto quindi all’imposta di bollo annuale pari a 34,20 euro, ad un costo medio di gestione calcolato attorno ai 145 euro – ma che può variare in base alla banca di riferimento – e ad un’inflazione media annua dello 0,7% in Italia (dato del momento attuale, ma il target della BCE corrisponde al 2%).

A questi va aggiunto il mancato guadagno che proverrebbe dall’eventuale investimento di queste somme, che si può attestare su somme che vanno dall’1,1 al 4% circa.