Celle solari notturne, questa sarà la possibile novità del futuro nell’ambito delle risorse rinnovabili. Dalle ricerche emerse dagli studi di due scienziati americani dell’Università del Maryland, sembrerebbe possibile sfruttare il classico pannello fotovoltaico, ma invertito. Una possibile soluzione che aprirebbe nuovi orizzonti nella ricerca della sostenibilità energetica di cui l’uomo è alla ricerca.

Alla base della nuova tecnologia ci sarebbe un processo “radiativo”, in grado di sfruttare l’energia del calore dissipato dalla Terra durante le ore notturne verso lo Spazio. Una modalità che permetterebbe agli scettici del pannello solare di ricredersi. Infatti, attualmente, la critica più importante mossa nei confronti di questa tecnologia è proprio la disponibilità energetica limitata alle ore diurne. Un inconveniente non da poco, ma che ha permesso lo stesso a questa fonte rinnovabile di aggiudicarsi una buona fetta del mercato in questo 2020. Ma vediamo come dovrebbe funzionare questo pannello fotovoltaico “invertito”.

 

Un pannello solare al contrario che trae energia nel buio

Come si diceva in apertura, il processo tecnico sfruttato in questa ricerca è quello radiativo. Scendendo nel dettaglio , le celle solari notturne sarebbero composte da fotovoltaico termoradiativo, ovvero un dispositivo ibrido che unisce una cella termoradiativa ad una tradizionale cella fv, ed un sistema che giova del raffreddamento radiativo. Si tratta di un fenomeno naturale che prevede irradiamento di calore da una fonte artificiale o naturale, come la Terra verso il cielo. Un fenomeno naturale come la luce del Sole, il vento o il moto ondoso, che potrebbe essere sfruttato in futuro per ottenere il massimo dalla natura e da ciò che ci circonda, per invertire la tendenza attuale di inquinamento e sfruttamento delle risorse.