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Le cause di un pignoramento (prelievo forzato di una somma di denaro dal proprio conto corrente) non sono mai semplici. La maggior parte delle volte ciò accade per mancanza di beni mobili e immobili da poter mettere in garanzia. A tal punto il fisco dà mandato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di pignorare l’importo a copertura del debito senza ovviamente avvisare l’utente. Dal momento in cui avviene il pignoramento si ha un massimo di due mesi per risolvere il dilemma finanziario (in alcuni casi attraverso una rateizzazione).

Mentre prima era possibile ricorrere al giudice nel momento del pignoramento, ora non è più previsto. Inoltre Equitalia ha la possibilità di accedere a tantissime informazioni come per esempio i numeri dei conti correnti del contribuente a cui viene effettuata l’ispezione. Ma non finisce qui, perché ad oggi l’Agenzia delle Entrate non è la sola a poter accedere alle giacenze di denaro.

Fisco: quando può avvenire il pignoramento?

Naturalmente il debitore non potrà più prelevare alcuna somma e passerà sotto ispezione del giudice, il quale deciderà a quanto ammonta il pagamento da effettuare. Tra le varie modalità vi sono:

  • Conto corrente con saldo negativo. Avviene quando la somma richiesta supera la disponibilità complessiva sul conto. Non lo si potrà inoltre utilizzare in quanto i versamenti verrebbero pignorati.
  • Conto corrente con saldo nullo. Quando la somma utile a risanare il debito è la medesima del conto a disposizione o addirittura eccede, quest’ultimo tornerebbe all’utente una volta conclusa l’utenza.
  • Saldo del conto corrente superiore al debito. In tal caso il conto permane attivo e al proprietario basterà pagare la cifra richiesta.