viaggio su marte

Un team di scienziati dell’Università della California, di Stanford, dell’Università Statale del Colorado e della Scuola di Medicina della Virginia Orientale ha valutato i possibili rischi in caso di prolungata permanenza nello spazio. I risultati confermano che per viaggiare verso Marte equivarrebbe a un suicidio per l’equipaggio.

Il perché è dovuto principalmente all’esposizione alle radiazioni cosmiche che circolano nello spazio, le quali come evidenzia il professor Charles Limoli sarebbero in grado di danneggiare tutte le strutture del cervello. Questo è emerso dalla sperimentazione sui topi esposti per pochi mesi alle radiazioni, i quali hanno accusato gravi problemi di apprendimento, di memoria e un generale squilibrio psichico.

Se davvero un gruppo di astronauti riuscisse a mettere piede su Marte, è probabile quindi che le loro funzioni cognitive ne siano compromesse. Uomini che non potrebbero nemmeno svolgere le operazioni più semplici, figurarsi la costruzione di un campo base o l’esecuzione di esperimenti scientifici.

 

Viaggio su Marte: le radiazioni cosmiche danneggiano il cervello

Secondo gli scienziati è proprio il viaggio il più grosso problema per gli astronauti, poiché una missione su Marte potrebbe richiedere due anni di tempo nello spazio. Inoltre, non è detto che il team sia in grado di tornare subito sulla Terra semmai lo volesse, poiché la distanza tra il nostro pianeta e Marte varia da 54,6 milioni a 401 milioni di chilometri. L’allineamento tra i due pianeti nel punto più vicino potrebbe quindi richiedere un’attesa di altri 26 mesi dall’arrivo degli astronauti.

Sulla Terra non abbiamo mai dovuto sperimentare gli effetti deleteri dei raggi cosmici, poiché vengono filtrati dal campo magnetico, ma nello spazio colpirebbero inesorabilmente l’astronave e l’equipaggio. Una volta esposti a questi raggi, gli esseri umani potrebbero sviluppare gravi danni cerebrali e modifiche genetiche. Stando a quanto spiegato dai ricercatori, il problema delle radiazioni non è tanto nella loro potenza, quanto piuttosto nella continuità dell’esposizione ad esse.

Oltre alle società private come SpaceX, se la NASA, l’ESA o altre agenzie spaziali non riusciranno a trovare delle soluzioni, i viaggi stellari prolungati o la sognata colonizzazione del Pianeta Rosso subiranno un brusco stop.