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Quando la sonda israeliana Beresheet si schiantò sulla Luna in aprile in pochi avrebbero pensato che, tra i resti dell’impatto, alcuni Tardigradi portati a bordo sarebbero sopravvissuti.

Beresheet mirava a diventare il primo veicolo spaziale finanziato privatamente a sbarcare sulla Luna, grazie a una missione costata circa 100 milioni di dollari finanziati da SpaceIL, un’organizzazione non-profit fondata nel 2011 da tre giovani ingegneri israeliani.

Tornando al disastro di aprile 2019, tra i tanti manufatti a testimonianza della cultura terrestre, c’era un gruppo di qualche migliaio di animaletti microscopici chiamati Tardigradi, portati sulla Luna proprio per la loro stupefacente capacità di adattamento alle condizioni più estreme per lo sviluppo della vita. 

 

Luna: novità sui batteri terrestri che potrebbero conquistarla

Proprio loro potrebbero essere i primi abitanti del nostro satellite, i veri rappresentanti della resilienza della vita sul nostro Pianeta, anche se sono in una sorta di letargo dentro un contenitore a tenuta stagna. In questo stato possono resistere fino a 30 anni, e sopravvivono al freddo dell’Antartide simile alla Luna senza problemi.

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Di solito basta aggiungere acqua per destarli dal loro letargo e, una volta risvegliati, cominciano subito a deporre uova per riprodursi. Quindi, in mancanza di liquido in cui prosperare e senza un’atmosfera, i Tardigradi sopravvivranno anche nel vuoto bombardati da radiazioni letali in attesa del momento giusto.

Secondo il team della Arch Mission Foundation che era a capo dell’impresa del Beresheet, l’impatto non dovrebbe averli scossi più di tanto e magari si potrebbe tornare sul luogo del disastro per destarli. Oppure, si potrebbero riportare sulla Terra e vedere se hanno saputo resistere anche a questa prova. Tuttavia sembra che anche loro abbiano un punto debole, non sopportano molto bene i cambiamenti climatici.