5G vietato in ItaliaSconcertanti notizie per il 5G in Italia. Nell’ambito dell’ammodernamento della rete si discute a proposito di una manovra relativa agli ostacoli per l’installazione degli impianti di telecomunicazione mobile e wireless.

L’AGCM ha aperto un fascicolo a proposito dei vincoli normativi locali, regionali e nazionali che potrebbero rendere impossibile il 5G con Iliad, TIM, Vodafone, Wind 3 e Fastweb uscite vincenti dalla contesa sull’asta per le frequenze.

 

5G non adatto all’Italia: possibile reazione di Iliad, TIM, Vodafone, Wind 3 e Fastweb

Le istituzioni locali appartenenti alle Regioni ed ai Comuni stanno cercando di osteggiare la creazione delle rete nazionale di quinta generazione. Divieti, limiti ed ostacoli finiscono per eliminare la concorrenza in un mercato che mantiene alte le aspettative. Utenti ed aziende potrebbero esserne colpiti duramente. Nel piano delle offerte 5G in Italia la situazione potrebbe precipitare.

Negare la finalizzazione dei lavori infrastrutturali è un grave smacco a tutti gli operatori che hanno investito ingenti capitali per poterne garantire il progetto su scala nazionale. Anche noi utenti avremo di che lamentarci. Difatti, potrebbero crearsi enormi disparità tra regioni limitrofe nel Paese, con una parte d’Italia che usa il 5G e l’altro limitata al 4G LTE.

L’AGCM insiste sulla manovra di sblocco del 5G con la motivazione di un incremento della concorrenza che porterà beneficio a tutti gli italiani sul piano dei servizi e dell’accessibilità alla rete Internet nei settori pubblici e privati.

Riuscire a portare la nuova rete in Italia è interesse della collettività, così come deliberato dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche oggetto del Decreto Legislativo 1° Agosto 2003, n.259 che favorisce un regime autorizzato uniforme che definisce modalità e tempistiche per il rilascio delle autorizzazioni.

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Secondo il Garante per le Comunicazioni è opportuno definire un piano di sviluppo 5G accurato in tutto il territorio. Una sua mancanza creerebbe un precedente discriminatorio storico tra nuovi e vecchi provider nazionali.

Vista la grande eterogeneità dei moduli usati per la presentazione dell’istanza di concessione si finisce per dilatare i tempi procedurali sul piano amministrativo. Chi vole il 5G deve aspettare più a lungo. Alcuni esempi sono riportati qui a seguire.

 

Limiti per lo sviluppo del 5G nelle Regioni Italiane

  • Abruzzo: prevede l’acquisizione di un parere endo-procedimentale da parte dell’ASL.
  • Bolzano e Trento: prevedono invece procedure difformi rispetto a quanto previsto dal Codice.
  • Friuli Venezia Giulia: trasmette l’istanza per la realizzazione delle infrastrutture degli operatori al Ministero per i Beni e le Attività Culturali solo se di rilevanza culturale.
  • Valle d’Aosta: serve l’autorizzazione ed il parere dell’ARPA per tutti gli impianti da realizzare anche se con potenza pari o inferiore ai 10W.
  • Marche: c’è il divieto assoluto di installare in territori vasti e negli edifici in cui c’è permanenza di persone per un tempo superiore alle 4 ore.
  • Lombardia: viete senza appello l’installazione di impianti con potenza superiore ai 7W nelle aree densamente popolate.

L’AGCM auspica un decisivo cambio di rotta ed una maggiore uniformità delle procedure che porti il 5G a bypassare le restrizioni locali. Staremo a vedere come finisce. Intanto si sono tirate le prime somme sui potenziali importi mensili per le tariffe.