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Che Apple abbia dei rapporti contrastanti con la Cina non è una novità, anzi. Una volta era un paese chiave sia dal punto di vista della produzione che delle vendite mentre con la comparsa delle compagnie del luogo è rimasto solo il fattore produzione e tante problematiche. Apparentemente tra quest’ultime c’è anche un problema legato alle tangenti, uno schema non complesso, ma radicato a cui non è la prima che la società deve far fronte.

Essendo qualcosa di interno potrebbe non far scalpore, ma già nel 2010 Apple ha dovuto affrontare tutto questo. In quel periodo si ritrovò a licenziare un dirigente di alto profilo il cui ruolo era quello di responsabile delle forniture a livello globale. L’accusa era di aver ricevuto oltre 1 milione di dollari da ben sei fornitori asiatici; la legge statunitense non vede comunque di buon occhio queste cose è l’uomo era stato condannato ad un anno di prigione con un’aggiunta di una mula da 4,5 milioni di dollari.

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Altri controlli

Apparentemente da inizio anno Apple ha scandagliato minuziosamente tutti i fornitori cinesi in cerca di cattivi comportamenti da parte sia delle società stesse che dei dipendenti. Per quanto le dichiarazioni ufficiali sono che non è stato trovato niente, molti dubbi in merito sono comparsi.

Verso maggio un altro dirigente è stato cacciato insieme a due membri dello staff. Hanno trovato qualcosa e hanno preferito per tenerselo per sé? Il problema è che alcuni della società scandagliate sono tra i maggior fornitori per la produzione degli iPhone. Considerato il momento non esattamente dei migliori rispetto alle vendite di quest’ultimi un ulteriore scandalo in merito potrebbe non essere la migliore pubblicità per ribaltare la situazione. In molti sono in attesa di ulteriori sviluppi.