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Xiaomi, l’azienda cinese di smartphone, ha bloccato le vendite dei propri dispositivi in India in seguito ad un’ingiunzione su violazione dei brevetti.

L’azienda con il maggior tasso di crescita tra i produttori cinesi di smartphone, Xiaomi, più volte è stata accusata di prendere troppo spesso “ispirazione”, per il proprio design, dai prodotti della concorrenza.

Xiaomi: vendite bloccate in India

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A quanto pare le somiglianze estetiche non sono la sola problematica legata agli smartphone Xiaomi. Dopo diverse richieste di pagare le royalties dovute, la società svedese Ericsson ha deciso di intervenire per vie legali e ha ottenuto il blocco delle vendite per i dispositivi Xiaomi dall’Alta Corte indiana.

Hugo Barra, vice presidente mondiale di Xiaomi, ha dichiarato, tramite Facebook, che la società è “stata costretta a sospendere le vendite in India, fino a nuovo avviso a causa di un ordine dell’Alta Corte di Delhi”, ed ha aggiunto che “Come azienda rispettosi della legge, stiamo studiando attentamente la questione per valutare le nostre opzioni legali”.

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A quanto pare la situazione si è protratta nel tempo, infatti Ericsson ha fatto richiesta di pagamento già nel luglio di quest’anno, non avendo mai avuto risposta alle sei richieste inviate, la società ha deciso di rivolgersi al tribunale.

I termini dell’ingiunzione includono anche il suo partner indiano di e-commerce Flipkart, che non potrà importare o vendere dispositivi che violano i brevetti di Ericsson fino a febbraio.

Xiaomi in India sta facendo molto bene e tornerà presto in campo visto che il problema riguarda solo 12 brevetti nel suo portfolio quindi non avrebbe senso iniziare una guerra sui brevetti; basti pensare che Huawei detiene 22.000 brevetti.

Non sappiamo al momento se questo influirà sui piani di Xiaomi che stava puntando su altri mercati prima di invadere quello indiano dove, nonostante questo, stava crescendo occupando già l’1,5% delle vendite in un mercato di oltre un miliardo di persone.

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