Trump e la tecnologia

Il miliardario Donald Trump – nonchè ahinoi 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America [la minuscola è d’obbligo e voluta] – ha regolarmente usato la satira durante la sua campagna elettorale. Non avendo altri argomenti ed un programma ben preciso, ha spesso attaccato i grandi della tecnologia che, per parte loro, hanno sempre sostenuto in modo schiacciante Hillary Clinton. La sua presidenza, dunque, potrebbe influenzare certe dottrine e alcune società.

Se vi è infatti un settore che potrebbe essere sospettato di essere troppo poco pro-Trump è quello “tech”. Molti brand degli Stati Uniti, sia nell’IT, nell’elettronica che Internet, avevano preso posizione – o almeno l’avevano suggerita – stando dalla parte di Hillary Clinton. L’orologio, però, può essere brutale. E, infatti, se il futuro presidente non ha fatto della tecnologia un argomento simpatia, non avendo presa sulla Silicon Valley, le posizioni che ha preso in merito – o che non ha preso – suggerisco che le cose potrebbero cambiare nel settore hi-tech.

Jeff Bezos di Amazon nel mirino

Il nuovo presidente accusa il CEO e co-fondatore di Amazon di aver acquistato il giornale americano Washington Post per “guadagnare influenza politica“, ma di “evadere le tasse“. Secondo lui, il gruppo dovrebbe essere perseguito per abuso di posizione dominante, mentre un’inchiesta dovrebbe essere aperta sulla tassazione ed evasione fiscale.

“Chiudere alcuni settori Internet”

Contro la linea di radicalizzazione terroristica, Donald Trump ha il suo rimedio: restringere l’accesso a Internet. Lo scorso dicembre, il nuovo presidente degli Stati Uniti si era appellato a Bill Gates, ma anche a “persone che veramente capiscono cosa sta succedendo” per raggiungere questo obiettivo. “Perdiamo un sacco di persone a causa di Internet e dobbiamo fare qualcosa“, aveva dichiarato in una manifestazione in South Carolina. “Dobbiamo andare da Bill Gates e da molte altre persone che veramente capiscono cosa stia succedendo. Abbiamo bisogno di raccontare loro la possibilità di chiudere Internet, forse in alcune aree“, aveva tuonato.

Creazione di squadre per coordinare la cyberdifesa del paese

Il programma di Trump, in termini di sicurezza informatica deve essere chiarito. Il suo sito ufficiale cita la creazione di unità locali, federali e statali per coordinare meglio la risposta degli Stati Uniti agli attacchi informatici. Il sito mette in evidenza, in particolare, il contrasto del comportamento di Donald Trump con quello di Hillary Clinton, ritenuta “incompetente” in materia a causa dell’uso di messaggistica non protetta.

Chiusura fonti di immigrazione

Misura chiave della campagna del candidato repubblicano, la lotta contro l’immigrazione. Oltre ad una forte preoccupazione per l’ecosistema delle nuove tecnologie. “Quasi il 40% delle 500 maggiori società statunitensi sono state fondate da immigrati o dai loro figli“, aveva affermato, in contrasto con l’iniziativa Fwd.us, lanciata nel 2013 da Mark Zuckerberg. Questa statistica è stata alimentata con lo scopo principale di avere “immigrati altamente qualificati che creano occupazione negli Stati Uniti. […] Sappiamo che non sostituiscono gli americani qualificati“.

In una lettera aperta, 145 leader della Silicon Valley hanno messo in evidenza i pericoli di programma di Donald Trump in merito all’innovazione. E, quando si riferiva a quel “40% delle 500 più grandi aziende del paese fondate da immigrati o figli di immigrati” si riferiva a Steve Jobs di Apple o Sergey Brin di Google.

Lotta contro lo cyberstalking

Da 20 gennaio 2017, i giganti della tecnologia si troveranno ad affrontare i capricci del nuovo presidente, ma anche della moglie. Il 4 novembre Melania Trump ha detto che la sua priorità, come First Lady, sarà quella di contrastare il cyberbullismo. Una proposta che molti utenti avevano condiviso al momento e alla quale avevano risposto mettendo in evidenza gli insulti fatti da suo marito nei confronti dei suoi concorrenti e detrattori. Sono 4 mila gli attacchi di Trump su Twitter identificati dal New York Times.