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È questa Parigi e non quella delle stragi

Parigi, una delle capitali più belle d’Europa, la città dell’amore per eccellenza è stata teatro, suo malgrado, di morte e distruzione. Gli eventi della scorsa notte hanno fatto subito il giro del mondo grazie ai social network.

In genere ci occupiamo di cose molto banali come smartphone, tablet, pc e anche di social network. Oggi non potevamo esimerci dal prendere in considerazione una notizia che ha colpito il mondo intero. In questo caso parlare di social network non è banale, ma doveroso. Infatti proprio attraverso i social network come Twitter si è, già durante gli attentati, diffuso l’hashtag #Porteouverte (porte aperte). I parigini che abitano nelle zone colpite dai terroristi hanno aperto le proprie case ai concittadini che fuggivano in preda al panico tra le strade della capitale francese.

Una dimostrazione di solidarietà e di forza del popolo francese che probabilmente non avremmo visto nel nostro Paese fatto di chiusura al prossimo, in particolare in situazioni di pericolo come quelle di ieri sera in Francia.

Anche Facebook ha attivato la funzione “Stiamo bene” che il social network di Menlo Park attiva in situazioni di emergenza come avvenuto in altre occasioni, purtroppo.

Se da un lato i social network sono stati utilizzati dalle vittime degli attentati per trovare un riparo, dall’altro sono anche stati usati dall’ISIS per rivendicare gli attentati anche se sono stati subito bloccati. Due facce della stessa medaglia, la dimostrazione di come uno strumento come i social network possano influenzare la vita reale più di quanto si possa immaginare.

Non solo messaggi, anche immagini. Immagini forti, quelle che girano in rete in queste ore, di cadaveri coperti da lenzuola che i parigini hanno lanciato dalle finestre. Anche i video non mancano e mostrano cadaveri e persone in fuga dalla morte. Quanto è giusto che tutto questo giri in rete? Non è certo mio compito dirlo, ma l’ignoranza si combatte solo con la conoscenza. Ignoranza che i governi, tutti, sfruttano per influenzare le masse a volte proprio utilizzando i social network.