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Non tutti i vaccini sono uguali e questo non è una novità. Con la variante Delta alcune differenze si sono assottigliate e in generale si tratta di una notizie negativa. Il vaccino di Pfizer, considerato quello più efficace, ha visto una diminuzione pesante nel garantire una protezione con numeri vicini al 100%. Secondo un nuovo monitoraggio portato avanti dai ricercatori dell’Imperial College, il suddetto trattamento rimane il migliore.

A livello di produzione degli anticorpi in seguito alla somministrazione dei vaccini, quest’ultimi sono stati trovati nel 98% degli ultra-ottantenni ovvero una delle categorie più a rischio. Al contrario, AstraZeneca si ferma all’85% dei casi il che lascia scoperta una fetta importante di una fascia a rischio.

 

Vaccini: l’efficacia contro la variante Delta

Il numero di anticorpi registrato è adeguato per combattere la variante Delta del coronavirus, ma di fatto l’efficacia è più bassa rispetto alle varianti precedenti. Secondo nuovi studi, un livello alto è necessario al fine di proteggere l’organismo e da qui si capisce anche l’importanza di una terza dose. Dopo la seconda dose dei vaccini il numero è più alto rispetto alla prima.

Le parole di uno degli autori dello studio: “Una percentuale molto più alta di partecipanti aveva anticorpi rilevabili dopo due dosi di vaccino, con una maggiore variabilità dopo una sola. È fondamentale che tutti coloro che possono ottenere la loro seconda dose in modo tempestivo, anche se hanno già avuto il COVID-19. Ciò è particolarmente importante ora, poiché riteniamo che siano probabilmente necessari livelli più elevati di anticorpi per proteggere dalla variante delta, i cui tassi stanno aumentando rapidamente.”