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Uno si aspetterebbe che in momenti come questi, alcuni luoghi siano più al sicuro di altri. Ovviamente è così, ma a volte si sbaglia a capire quali siano effettivamente questi luoghi. Per esempio, l’Everest non è uno di questi visto che la pandemia Covid-19 ha colpito proprio anche la montagna più alta del mondo.

In che senso? Nel senso che il virus è arrivato addirittura anche al campo base della montagna. Il 15 aprile, nello specifico, si è palesato il primo caso di una persona infettata dal SARS-CoV-2 che ha sviluppato anche la malattia, il Covid-19. In pochi giorni la situazione è esplosa.

 

Covid-19: il contagio ad alta quota

Le parole di una scalatrice di New York: “Ho preso un elicottero da EBC per tornare a Kathmandu dopo 1 giorno. La situazione di Covid-19 al campo base è diventata una shitstorm totale. Non avevo idea verso cosa stavo volando.” La testimonianza di un altro scalatore polacca: “Più di 30 persone sono già state evacuate con le eliche a Kathmandu, con il sospetto di edema polmonare, in seguito ritenuto positivo al coronavirus”.

I casi Covid-19 sono troppi al campo base anche solo a livello percentuale. Non è esattamente il luogo più affollato al mondo eppure sono stati contati un’infinità di casi. Il problema è che il governo del Nepal sta cercando di negare tutto questo mentre fa le prese con una salita rapida dei contagi nel resto del paese.

Al campo base dovrebbero essere circa 1.000 persone e non si sa quante di queste abbiano il Covid-19. In Italia una regione viene considerata a rischio se presenta 250 casi ogni 100.000 abitanti. Nel campo base dell’Everest, con solo i casi individuati, si parla di quindi 3000 casi su 100.000 abitanti.