Mongolia

C’è una parte del continente asiatico che negli ultimi sta diventando sempre più secca. È come se fosse entrata in un “circolo vizioso” di ondate di calore che stanno seccando sempre più il suolo provocando la produzione di ondate di calore che aumentano sempre più. Stiamo parlando dell’altopiano semiarido della Mongolia che rischia di diventare presto un territorio arido esattamente come alcune zone del sudovest americano.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla celebre rivista Science da un team di ricercatori dell’Università di Göteborg (Svezia). Essi hanno notato che negli ultimi 20 anni, in Mongolia, c’è stato un notevole incremento delle ondate di calore e anche degli eventi di siccità. Per giungere a tale conclusione gli studiosi hanno analizzato gli anelli degli alberi. Così facendo hanno scoperto che le temperature record e gli eventi di siccità non hanno avuto precedenti negli ultimi 250 anni. Le conseguenze più gravi di queste ondate di calore e della siccità sono una perdita importante di acqua nel suolo.

L’acqua dell’altopiano della Mongolia sta pian piano scomparendo

È come se nell’altopiano della Mongolia ci fosse un circolo vizioso in atto poiché un terreno umido può far evaporare l’acqua che contiene raffreddando l’aria della superficie. Ma un terreno secco non contiene praticamente più acqua e questo provoca maggior calore superficiale e un numero maggiore di ondate di calore. Negli ultimi 250-260 anni vi è stato un vero e proprio declino radicale del suolo in termini di fluttuazione dei livelli di umidità. È come se l’altopiano della Mongolia si inaridisse e si seccasse ogni giorno sempre di più. L’acqua sta praticamente scomparendo.

Tutto questo, ovviamente, non rappresenta un problema confinato alla Mongolia poiché le conseguenze di questo fenomeno possono essere globali. Ciò poiché l’area dell’altopiano mongolo è particolarmente connessa con le circolazioni atmosferiche globali. Dunque, questo fenomeno apparentemente così lontano da noi, potrebbe in realtà avere significative conseguenze sull’intero emisfero settentrionale.

FONTEScience