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La mail di uno dei whistleblower nel German Research Center di Huawei, ingegneri e fisici che si sono messi in contatto con «La Stampa», è stata spedita ai massimi dirigenti del centro di ricerca di Huawei a Monaco di Baviera, uno dei più importanti centri di ricerca aziendali in tutta Europa su network system engineering, e contiene la denuncia di presunte irregolarità molto gravi nell’azienda cinese.

Il contenuto dell’email, accuse di spionaggio molto pesanti nei confronti di Huawei.

«Sapete benissimo che le nostre Risorse Umane erano molto bene al corrente di questi tentativi di violare la proprietà intellettuale di terze parti, perché il 19 marzo 2019 scrissi già a mr E. M. (e in copia al mio manager diretto e anche a mr Y.) che mr H. Y. aveva minacciato di “rispedirmi da mamma” (ossia licenziarmi) perché rifiutavo di fare reverse engineering (spiare e copiare, ndr.) sull’orchestrator di Cisco, Cisco Nso. Ma le Risorse Umane e il direttore del laboratorio decisero una volta di più di ignorare la mia denuncia, e di continuare nei loro illeciti, e di penalizzarmi a causa della mia onestà e integrità».

Si sostiene che i top manager di Huawei abbiano chiesto nei mesi scorsi a ingegneri del Center di spiare e copiare il pezzo centrale di Cisco, l’orchestrator dei network, Cisco Nso, ossia il cervello delle moderne reti Sdn, che consente di gestire in maniera centralizzata e automatica prodotti (per esempio router, ma non solo) di diverse aziende.

Come sembrerebbe da altre mail viste da «La Stampa» (e di cui tuteliamo mittenti e destinatari), almeno uno dei top manager cinesi avrebbe chiesto a ingegneri di Huawei (e messo in copia una parte della catena di comando) di fare reverse engineering proprio di questa parte del prodotto Cisco.

Il whistleblower denuncia anche una seconda presunta grave circostanza: «Nel team guidato da mr Y. accadono troppi episodi di razzismo e discriminazione». Che alcuni dipendenti, di colore, o di famiglia ebraica, avrebbero già patito.

Cisco Nso, tra l’altro, è anche un prodotto strategico per il dispiegamento dei servizi 5G: un fronte caldissimo nella cyberguerra globale, perché diversi Paesi, a partire dagli Stati Uniti, chiedono che tecnologia Huawei sia vietata nella costruzione del 5G in occidente, ritenendo l’azienda vicina al regime di Pechino (Huawei ha sempre negato recisamente).

Mike Pompeo ha reiterato la richiesta a settembre a Roma, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’Italia del governo Conte è uno dei paesi che non hanno vietato tecnologia Huawei nelle gare per il 5G, pur riservandosi una golden share in materia.