ChernobylChernobyl è stato l’epicentro del più grande disastro nucleare della storia. Testimonianze dirette, ricostruzioni, documentari e produzioni cinematografiche di grande spessore hanno cercato di rimettere insieme i pezzi affinché si facesse luce su una storia ancora controversa le cui dinamiche sono ancora da chiarire ad oltre trent’anni dai fatti.

Un recente studio pubblicato sulla celebre rivista Scientific Reports dimostra come gli elementi radioattivi liberatisi nell’atmosfera nel 1986 siano ancora presenti in concentrazioni elevate anche in Italia e più precisamente nella zona settentrionale. Stessa cosa vale per Alsazia, Francia orientale e Germania meridionale. Gli esperti assicurano:

“Si tratta di concentrazioni che non hanno alcun effetto dannoso su ambiente e popolazione, ma è importante conoscerle”.

 

Mappa della contaminazione Chernobyl si estende fino in Italia

L’ultimo rapporto ufficiale evidenzia radiazioni contenute attorno all’area settentrionale dell’Italia. A rendere noti i risultati sono stati i ricercatori coordinati da Katrin Meusburger, dell’università svizzera di Basilea.

“Sapere come varia sulla crosta terrestre il livello di radioattività è sempre importante anche per vedere differenze dovute a eventuali incidenti nucleari. Bisogna sapere quali sono le zone dove ci sono più elevate concentrazioni di radionuclidi è importante – ha aggiunto – per gli effetti sul ciclo vitale degli esseri umani. In quelle aree potremmo non coltivare o non far pascolare, ma questo problema riguarda solo l’area di Chernobyl”.

Secondo l’Istituto francese di radioprotezione (Irsn) le possibili ricadute dovute al disastro influiscono solo per l’1% sul livello generale di radioattività percepita in Francia. Una mappa che si estende però anche a Svizzera, Francia, Italia, Germania, e Belgio. La ricostruzione cartografica si basa sui testi di 160 campioni provenienti dalla banca europea del campione di suolo. Ultimamente la risoluzione spaziale è migliorata (di 500 metri) rispetto alle precedenti mappe di riferimento. Il nuovo metodo di calcolo contribuisce inoltre ad offrire un’approssimazione migliore sui livelli cesio – plutonio che consentono di definire al meglio l’area di origine.