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Dopo anni ormai dall’ultimo incidente è ancora allarme nucleare in Russia. La nube radioattiva recentemente rilevata in Est Europa riapre quindi un’antica ferita, causata dall’incidente di Chernobyl del 1986.

Dopo un iniziale mancanza di notizie sembrerebbe finalmente arrivata la risposta che tutti aspettavano. Le radiazioni dell’8 agosto scorso sarebbero imputabili ad un’esplosione avvenuta nel poligono di Nenoska, vicino alla città di Severodvinsk. Questa sarebbe stata causata da un problema con un missile Burevestnik.

Nube radioattiva: come sono andate veramente le cose

L’8 agosto scorso i servizi meteorologici russi hanno rilevato due forti esplosioni a distanza di circa due ore una dall’altra. Secondo le varie fughe di notizie che si sono susseguite lo scoppio sarebbe avvenuto durante la fase di recupero di un missile. Il Burevestnik è infatti dotato di un nuovo sistema di propulsione che vede l’utilizzo di un reattore nucleare miniaturizzato.

L’ipotesi sarebbe infatti confermata dal tipo di isotopi rinvenuti nella nube. Rosatom, l’azienda che produce gli ordigni non si è comunque sbilanciata, non dando alcuna conferma sulle cause. Quel che è certo che dalle fotografie aeree della zona si nota una cosa sconcertante. Una delle piattaforme di lancio è infatti notevolmente spostata dal punto di ancoraggio originale ed è in parte affondata.

Il governo russo come sempre ha cercato di mascherare l’accaduto, impedendo tra le altre cose l’accesso al perimetro dell’esplosione. Un importante tratto di mare è infatti stato interdetto alla navigazione e a qualsivoglia attività marittima. Anche la balneazione è al momento proibita e non se ne conoscono ovviamente i motivi. Sta di fatto che la Russia ha fallito ancora una volta e non ha la minima volontà di farsi aiutare a sistemare le cose.

 

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